Bonus sui contributi per i periti industriali
martedì 23 luglio 2019
I periti industriali iscritti all'Eppi, la Cassa di previdenza di categoria, spuntano un nuovo bonus sui propri contributi. I ministeri del Lavoro e dell'Economia hanno approvato nei giorni scorsi la proposta dell'Ente, avanzata già dallo scorso anno, di rivalutare i "montanti" dei professionisti oltre i tassi di legge. La maggiore rivalutazione si applica sulle annualità del 2014, del 2015 e del 2016. Sui "conti correnti pensionistici" per il futuro assegno della vecchiaia si riversa ora un aumento complessivo di 20,3 milioni di euro. I periti che ne beneficiano possono riscontrare direttamente gli effetti della rivalutazione sul "montante" dei propri contributi accedendo all'area riservata sul sito dell'Eppi.
Il nuovo provvedimento non è il primo adottato dall'Eppi per migliorare le pensioni dei 45 mila periti industriali. Si accompagna infatti ad altri interventi realizzati negli ultimi anni e consentiti da una attenta e prudenziale gestione patrimoniale e finanziaria, a dimostrazione che è possibile far funzionare un sistema previdenziale con il metodo contributivo, pur essendo l'Eppi un ente di nuova generazione frutto della riforma Dini.
Nel complesso i periti industriali hanno beneficiato finora di oltre 133
milioni di euro di nuove risorse, compreso l'ultimo bonus, diversamente distribuite a titolo di parte del contributo integrativo oppure di maggiore rivalutazione sulle annualità dal 2012 al 2016, rendendo gli assegni più adeguati ai redditi professionali.
Tra le ultime novità messe in campo dalla Cassa dei periti spicca in particolare anche la fatturazione unica con il contributo integrativo al 5% per tutti i committenti dei professionisti, siano essi soggetti privati oppure enti pubblici. Grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato (n. 4062 del 2018) è stata eliminata la differenza sul contributo previdenziale a carico dei committenti, finora ridotto al 2% obbligatorio solo sui contratti con una pubblica amministrazione. Essendo destinato principalmente agli oneri di gestione dell'Ente, il contributo integrativo in qualsiasi aliquota non è deducibile fiscalmente, diversamente dal contributo soggettivo, che da quest'anno è aumentato al 18% del reddito professionale netto in qualsiasi forma prodotto. Sulla corrente dichiarazione fiscale si deduce quindi l'aliquota (competenza 2018) del 17%.
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