lunedì 12 ottobre 2015
Quando ammette di essere Cassiel Roadnight, Chap mente sapendo di mentire ma questo è quanto tutti vogliono sentire da lui.
Anche se realmente non è quel ragazzo chiamato Cassiel ammetterlo avrebbe finalmente interrotto la sua vita di
ragazzo di strada e senza famiglia. La tentazione è stata forte anche se più volte Chap ha tentato di dire la verità. Del resto Cassiel, scomparso inspiegabilmente due anni prima durante la festa della notte dei fuochi gli somiglia in modo impressionante. Al punto che anche i genitori lo riconoscono come il proprio figlio. Improvvisamente dunque Chap acquista una famiglia, una sorella e un fratello, degli amici e un posto decente in cui stare. Ma entrare nella vita di un altro, appropriarsene e dimenticare di essere ciò che si è non è semplice. Anche perché bisogna fare i conti con i segreti e le menzogne di altri. Che possono essere tremendi. Man mano che passano i giorni Chap scopre con sconcerto particolari inquietanti della vita di Cassiel e comincia a
credere di essere in pericolo. Con Io sono nessuno (Piemme; 17 euro) - un thriller dall’intreccio accattivante e la scrittura brillante che ricorda le atmosfere dickensiane, anche se la storia è ambientata ai nostri giorni - l’inglese Jenny Valentine riesce a condurre il lettore tra i labirinti della mente e della coscienza del protagonista
tormentato dal dolore di sentirsi nessuno e attratto dal desiderio di essere qualcuno di tranquillo e rispettabile con famiglia e affetti. Dalla paura di vedersi scoperto e sbugiardato. E di nuovo ributtato sulla strada. Ma la vera inquietudine di Chap è alimentata dalle continue scoperte sull’identità del vero Cassiel.
Dai 14 anni.                                

Sono i suoi amici a raccontarne la storia: tre ragazze e tre ragazzi, coetanei, di quattordici e quindici anni, compagni di una giovinezza che avrebbe potuto essere felice e spensierata in un’isola meravigliosa, Creta, ma dominata da un tiranno spietato. Il giovane Icaro era un tipo strano, curioso di tutto, imprevedibile, irriverente, ribelle e amante dei pericoli anche se sapeva trasformare ogni avversità in qualcosa di positivo. Gli piaceva scivolare con la tavola sulle onde, correre, saltare, quasi volare con la faccia verso il sole, camminare in montagna, arrampicarsi sugli alberi con gli uccelli suoi amici. E raccontare storie. Icaro aveva un padre geniale: era figlio di Dedalo, architetto costruttore di palazzi e templi meravigliosi
e inventore di un inestricabile labirinto commissionato dal re Minosse, tiranno crudele, diabolico e meschino che esercitava il potere tenendo sotto scacco del terrore i cittadini. Di quel sovrano Icaro incontra la figlia Arianna e se ne innamora perdutamente. Ma anche quello sarebbe stato un destino crudele. Il ribelle con le ali. La storia di Icaro (Feltrinelli; 13 euro) è il racconto di un indimenticabile mito, di un giovane eroe che desiderava l’impossibile e impazientemente inseguiva sogni irrealizzabili. Di un incontro tra la generazione dei padri e quella ribelle e spesso sorda dei figli. Dai 15 anni

Di solito i pirati sono personaggi poco raccomandabili, ex galeotti barbuti e baffuti, con la toppa nera su un occhio, il teschio impresso sul cappellaccio e la gamba di legno. Di loro abbiamo letto storie incredibili, avventure alla ricerca di tesori nascosti di cui impadronirsi a qualunque costo. Arrembaggi, duelli, agguati e risate agghiaccianti… Anche Lilla si sente un po’ pirata: del resto è coraggiosa, ha una la bandana in testa e il ghiribizzo di arrampicarsi sugli alberi del parco per avvistare nemici e tracce di tesori nascosti. Dei pirati Lilla conosce anche il gergo e lo usa a proposito - “Corpo di mille cannoni…!” “Per tutte le balene imbizzarrite…!” , “Fulmini e saette…!”- e anche il codice di comportamento. Sa che un pirata non si arrende mai e che non prende ordini da nessuno. Insomma Lilla sa il fatto suo, soprattutto se si tratta di cercare (e trovare) il proprio tesoro, magari raccogliendo tutte le schifezze di rifiuti che trova sulla sua strada e arruolando a mo’ di mozzo aiutante un tranquillo ragazzino. Che è anche la voce narrante di questa storia divertente
intitolata Chi trova un tesoro trova un pirata (Giralangolo editore; 13, 50 euro) scritta da Francesca Bossini, bolognese alla sua prima opera per bambini, e illustrata con garbo da Agnese Baruzzi. Il libro ha vinto il concorso Un premio per l’Europa. Narrare la parità. Dai 6 anni




© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: