La semina è già fatta, servono dei "raccoglitori"

XI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
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June 11, 2026
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!” Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Dall’alto qualcuno guarda e vede la stanchezza dell’essere umano, ne sente la fatica e lo strazio. C’è qualcuno che guarda e sente in sé il dolore, come fosse cosa sua, la sua pelle, la sua ferita. È questa, in fondo, la compassione. Dall’alto qualcuno guarda e vede che il mondo è ancora cosa buona come all’origine, come “nel principio” in cui tutto ebbe inizio: la messe è ricca ed abbondante, abbastanza perché quel qualcuno abbia ancora fiducia nella bontà di quell’uomo ferito e stanco. Gesù cerca dei raccoglitori, dei volontari altruisti a cui spetta solo la mietitura: servono mani, volti, cuori disponibili. La fatica più grande è stata già fatta da quel Qualcuno, lo spargitore di semi, il contadino generoso che getta la vita tra rovi, sassi e terreno buono e fecondo; la semina l’ha fatta quel coltivatore stravagante e incurante dei calcoli, degli interessi, del ricavo. Strano tipo, certo, se lo confrontiamo alle nostre logiche economiche. Ed ecco che allora Gesù, il Maestro, affida ai suoi il suo stesso potere: “Guarite, risuscitate, liberate...”, parole smisurate, esagerate, per quel gruppetto di ragazzi che faticavano a stargli dietro e a capire fino in fondo le Sue parole. Ma Lui, come il Padre, non conosce la matematica delle misure e dei calcoli. E colpiscono, e commuovono, quelle due paroline buttate là quasi per caso, “Strada facendo...”. Sanno di leggerezza, queste due parole, sanno di passaggi lievi senza soste che appesantiscono, sanno di passi veloci e delicati. Come a dire “Mentre camminate, così, semplicemente, senza solennità, senza fasto, fate cose enormi, fate cose impossibili”. Si passa, sulla strada, senza calcoli, solo per la bellezza del dare buone notizie: “È vicino, è già qua il regno di Dio”; solo per l’allegria di guarire, resuscitare, liberare, di rendere meno tristi e meno smarriti i viandanti della vita. Tutto gratuitamente. Che vuol dire senza chiedere nulla in cambio, perché quello che ti dò non è mio, l’ho ricevuto a mia volta e ne sono così pieno per il semplice fatto che Lui conosce esclusivamente la dismisura, l’eccesso, l’abbondanza. Non si può trattenere questo Dio esagerato; e non si “dimostra”, ma si “mostra” passando leggeri, a trasformare la vita con gesti di tenerezza fatti con le mani, gli occhi, il cuore di chi ha sperimentato quella tenerezza e ne ha assaporata tutta la sproporzione.
(Letture: Esodo 19,2-6; Salmo 99; Romani 5,6-11; Matteo 9,36-10,8)

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