Dorothy Crowfoot Hodgkin, che sa vedere l’invisibile
La sua spiritualità sta nello sguardo ostinato sull’invisibile. Nel credere che la realtà abbia una struttura anche quando non si lascia cogliere a occhio nudo. Nel sapere che la precisione è una forma di cura

Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Dorothy Crowfoot Hodgkin.
Dorothy Crowfoot Hodgkin ha determinato la struttura tridimensionale di molecole biologiche complesse come la penicillina, la vitamina B12 e l’insulina, utilizzando la cristallografia a raggi X e contribuendo in modo decisivo alla comprensione della chimica della vita.
Immaginate di voler capire la forma esatta di una molecola gigantesca senza poterla vedere direttamente. Si bombardano cristalli con raggi X, si osservano figure di diffrazione, si interpretano pattern di macchie luminose come se fossero un linguaggio cifrato. Hodgkin traduce quelle geometrie invisibili in modelli concreti. Non è solo tecnica raffinata, è pazienza radicale. La struttura della penicillina, in tempo di guerra, non è un dettaglio accademico: significa salvare vite. La struttura della vitamina B12 è una delle più complesse mai risolte all’epoca. L’insulina, studiata per decenni, diventa finalmente comprensibile nella sua architettura atomica. E mentre lavora su queste forme invisibili, convive con un’artrite reumatoide che deforma le mani, che rende fisicamente faticoso ciò che per lei è vocazione. Non smette. Non rallenta il pensiero. La sua spiritualità sta in questo sguardo ostinato sull’invisibile. Nel credere che la realtà abbia una struttura anche quando non si lascia cogliere a occhio nudo. Nel sapere che la precisione è una forma di cura. Non c’è spettacolo nei suoi gesti, c’è dedizione. E c’è anche una tensione etica: scienza al servizio della salute, della vita concreta.
L’insegnamento universale allora è questo: comprendere la struttura è un atto di responsabilità. Non basta usare qualcosa, bisogna capirne la forma. Non basta beneficiare di una scoperta, bisogna riconoscere il lavoro silenzioso che l’ha resa possibile. E forse anche nelle nostre vite esistono strutture invisibili che sostengono ciò che appare semplice in superficie.
E adesso la domanda, semplice e diretta: a cosa state dedicando la vostra attenzione paziente? E siete disposti a guardare abbastanza a lungo qualcosa che non si lascia capire subito? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





