Lev Landau, il freddo estremo e la libertà del pensiero

La sua spiritualità sta nella disciplina intellettuale e nella libertà interiore. Nel fatto che il pensiero può restare rigoroso anche quando l’ambiente è oppressivo
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July 10, 2026
Lev Landau, il freddo estremo e la libertà del pensiero
Foto scattata in prigione, 1938-1939 @Wikimedia commons
Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Lev Landau. Lev Landau ha dato contributi fondamentali alla fisica teorica del Novecento, dalla teoria dei liquidi quantistici alla superfluidità dell’elio-4, fino alla teoria dei campi e alla materia condensata, costruendo una visione unitaria dei fenomeni collettivi nella materia.
Quando l’elio viene raffreddato a temperature vicine allo zero assoluto, inizia a comportarsi in modo impossibile per l’intuizione classica: scorre senza attrito, risale le pareti dei contenitori, sembra sfidare la gravità. Landau riesce a descrivere teoricamente questa fase, introducendo l’idea di eccitazioni collettive, i fononi e i rotoni, come quasi-particelle che spiegano il comportamento del sistema. È una fisica raffinata, dove l’ordine nasce da una danza collettiva invisibile. Ma Landau non vive in un laboratorio neutro. Vive nell’Unione Sovietica staliniana. Nel 1938 viene arrestato con l’accusa di attività antisovietica. Passa un anno in prigione, interrogato, isolato. Viene liberato grazie all’intervento di Kapitza, ma la ferita resta. La sua vita si svolge sotto un regime che non tollera deviazioni.
Eppure continua a pensare, a scrivere, a insegnare. Costruisce una scuola di fisica teorica di altissimo livello, forma generazioni di studenti, redige con Lifshitz un corso monumentale che ancora oggi è un riferimento. La sua spiritualità, se la cerco, sta nella disciplina intellettuale e nella libertà interiore. Nel fatto che il pensiero può restare rigoroso anche quando l’ambiente è oppressivo. Nel fatto che la coerenza teorica diventa una forma di resistenza. La superfluidità che descrive è quasi un simbolo: una materia che scorre senza attrito, che non si lascia frenare dalle asperità. L’insegnamento universale allora è questo: esistono condizioni estreme, personali o storiche, che sembrano congelare tutto. Ma anche lì può emergere una dinamica nuova, una coerenza più profonda. La libertà non è solo esterna, è anche un esercizio del pensiero.
E adesso la domanda, semplice e diretta: nelle pressioni che vivete ogni giorno, cosa proteggete della vostra libertà interiore? E siete disposti a mantenere il vostro rigore anche quando il contesto vi spinge a piegarvi?
Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.

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