Bacoli, il sindaco-coraggio e la “spiaggia dei pezzenti”
Il mare è di tutti. O è proprietà dei concessionari? Sul litorale vicino a Napoli la battaglia (a lieto fine) per restituirlo alla gente

I corridoi e le stanze erano strapieni; il personale medico, tecnico, paramedico in piena attività. Fuori un caldo afoso faceva sognare le ebbrezze del mare, ma loro, i pazienti oncologici, dell’Istituto nazionale Tumori “G. Pascale” di Napoli, erano in fila per accedere alle cure. In tanti, la paura di non farcela si leggeva in viso, la speranza di guarire, però, era immensa.
Incontro il direttore, restiamo a parlare dell’aumento incredibile di questa patologia che colpisce a tutte le età; mi anticipa un progetto: arrivare nelle periferie con medici e attrezzature per le diagnosi precoci di alcune patologie. Stupendo. Penso – e glielo dico – che l’invito di papa Francesco e papa Leone, per preti, vescovi, consacrati, valga anche per medici e infermieri. Come la Chiesa anche l’ospedale deve farsi sempre più prossimo. Come le navate delle nostre parrocchie anche le corsie degli ospedali devono profumare di delicatezze e umanità. Come ogni cristiano, anche chi cristiano non è ma ha il dono di lavorare a contatto con le fragilità umane deve portare su di sé l’odore delle pecore. Un attimo di vita è vita. E deve essere vissuto e goduto fino all’ultimo respiro.
Bacoli, invece, è un’antica cittadina dell’area metropolitana di Napoli. Un incanto. Mare, sole, storia, panorami mozzafiato s’intrecciano. Da qualche anno, sindaco della città è un giovane di nome Josi. Abbiamo combattuto insieme tante battaglie per questa terra che ci è cara. Un giovane attento alla voce della propria gente, in particolare a quella dei più deboli. Sono sempre loro, infatti – i più poveri –, a pagare il prezzo per le inadempienze, le ruberie, le prepotenze, le omissioni altrui. Tanto poveri che il più delle volte non sanno nemmeno far valere i propri diritti. E gli scaltri ne approfittano. È proprio allora che chi, per volontà popolare, indossa quella fascia tricolore che dovrebbe fargli tremare i polsi, come la stola al prete quando si accinge a celebrare Messa, deve farsi loro paraclito. Josi lo sta facendo. Lo fa.
Il mare è di tutti, o, meglio, dovrebbe essere di tutti, perché purtroppo non sempre è così. Le spiagge libere sono poche e maltenute. Tanti concessionari degli stabilimenti balneari fanno la voce sempre più grossa, arrivando a vietare finanche l’acqua che una persona potrebbe portarsi da casa. Sono cose che tutti sappiamo.
Qualche sera fa, guardando la televisione, ho dovuto cambiare canale. Si faceva pubblicità a certe spiagge della Sardegna dai costi più che proibitivi, offensivi. Nessuna invidia. Ognuno spende secondo le sue possibilità. Insopportabile, però, è rubare spazi, mare, sole, spiagge ai poveri per farli sprecare ai ricchi. Quello sì che è un autentico peccato mortale.
Ma torniamo a noi. Il sindaco di Bacoli si sta impegnando per ridare a ciascuno il suo. Ed ecco che il titolare di un lido della città, con disprezzo, lo redarguisce: «Il sindaco vuole aumentare la spiaggia libera perché ama i pezzenti». Eterogenesi dei fini: pensando di colpirlo, costui non si è accorto che gli ha fatto il più gradito dei complimenti che possa desiderare un essere umano. Sulla bocca di questo fratello che pensa solo ai propri affari, quindi, le persone che lavorano sodo, gli operai, le casalinghe, i disoccupati – e a Napoli e dintorni sono tanti – i pensionati, i fratelli e le sorelle disabili, sono diventati ipso facto dei pezzenti, cioè dei mendicanti, i quali, d’altronde, hanno anch’essi il diritto di bagnarsi nelle acque antiche e sempre nuove di un mare meraviglioso che il buon Dio ha regalato a tutti.
La risposta del sindaco non si è fatta attendere: «Caro ex concessionario di spiaggia pubblica, hai ragione, amo i pezzenti. Li amo così tanto che porteremo i litorali della nostra città ad avere oltre l’80 % tra spiaggia libera e libera attrezzata. Per tutti. Libera. Regole chiare per bagnanti e lavoratori. Senza padroni. Senza piaceri, senza amici, ma per merito. Libereremo il lungomare da prenditori senza scrupoli».
Sogno o son desto? Per favore, sindaco, vuoi aggiungere anche il mio nome nel lungo elenco dei pezzenti del tuo paese?
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