Sofia Kovalevskaya, il coraggio di entrare nell’equazione
C’è una frase che le viene attribuita: per essere un matematico bisogna essere poeta. Perché la matematica non è solo tecnica, è intuizione, è visione

Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità.
Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Sofia Kovalevskaya. Sofia Kovalevskaya ha dato contributi fondamentali alla teoria delle equazioni differenziali e alla meccanica dei corpi rigidi, dimostrando il celebre teorema di Cauchy-Kovalevskaya sull’esistenza e unicità delle soluzioni di certe equazioni differenziali, e risolvendo un caso particolare del moto di un corpo rigido che porta il suo nome.
Parliamo di matematica pura, di analisi rigorosa, di dimostrazioni dove ogni passaggio deve reggere senza esitazioni. Ma per arrivare lì, Sofia deve prima risolvere un’altra equazione, sociale e personale. Nella Russia dell’Ottocento alle donne non è permesso iscriversi liberamente all’università. Si organizza un matrimonio “di convenienza” per poter viaggiare e studiare all’estero. Va a Heidelberg, poi a Berlino, dove studia privatamente con Weierstrass perché l’università non accetta donne in aula. La sua vita è una lotta contro condizioni iniziali sfavorevoli.
Eppure, dentro quella lotta, c’è una fedeltà assoluta alla matematica. La spiritualità di Sofia non è nella retorica della ribellione, ma nella perseveranza del pensiero. Nel fatto che le equazioni non le chiedono chi è, le chiedono se sa dimostrare. E lei dimostra. Diventa la prima donna in Europa a ottenere una cattedra universitaria in matematica. In un mondo che le dice “non è il tuo posto”, lei entra nell’equazione e ne cambia i parametri. C’è una frase che le viene attribuita: per essere un matematico bisogna essere poeta. Perché la matematica non è solo tecnica, è intuizione, è visione. È la capacità di vedere una struttura dove altri vedono solo simboli. L’insegnamento universale allora è questo: le condizioni iniziali non determinano tutto. Anche in un sistema vincolato, esistono soluzioni.
Ma richiedono coraggio, studio, pazienza. E soprattutto la decisione di non accettare che qualcuno definisca per voi l’ambito del possibile. E adesso la domanda, semplice e diretta: quale equazione della vostra vita vi hanno detto che non potete risolvere? E siete disposti a entrare comunque nel problema, passo dopo passo, senza chiedere il permesso? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte
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