Non voto autolesionista (ma il voto non รจ tutto)

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September 24, 2022
Se il popolo con un plebiscito elegge un despota sopra di sรฉ, rimane libero perchรฉ รจ stato lui stesso scegliere il dispotismo? Negli anni Ottanta del XIX secolo รจ stato il filosofo inglese Herbert Spencer a porre questo interrogativo evidentemente provocatorio. Spencer รจ una figura rilevante nella storia del pensiero politico moderno, ma anche molto controversa (viene considerato il teorico del darwinismo sociale). Resta il fatto che la sua provocazione appare oggi di grande attualitร  di fronte al fenomeno inquietante delle ยซdemocrazie illiberaliยป, delle ยซautocrazie elettoraliยป, altrimenti dette anche ยซdemocratureยป. Un fenomeno complesso e variegato che perรฒ ha un nocciolo comune: l'assolutizzazione del momento elettorale, a cui si attribuisce la capacitร  di legittimare qualsiasi sistema o decisione. Tutto ciรฒ che รจ frutto di un voto popolare รจ di per sรฉ democratico. Come se la democrazia si esaurisse nelle elezioni. Come se la storia del XX secolo e di questo scorcio del XXI non avesse da insegnarci nulla sui dittatori andati al potere con il consenso delle urne.
A parte la necessitร  di verificare le condizioni effettive del voto (se questo non รจ realmente libero e se la competizione non รจ realmente pluralista e paritaria, di che cosa parliamo?), c'รจ da ricordare senza equivoci che la democrazia, quella vera, richiede un sistema di valori e di garanzie, un'articolazione e un equilibrio di poteri che vanno oltre la mutevolezza dei risultati elettorali. Non a caso anche la nostra Carta fondamentale richiede procedure particolari e rafforzate per essere modificata e, secondo quanto ha piรน volte chiarito la Corte costituzionale, ci sono dei ยซprincรฌpi supremiยป che non possono comunque essere oggetto di revisione. A meno che non si vogliano forzare i pilastri della nostra convivenza civile.
Non sono problemi nuovi, se giร  nel 1835 Alexis de Tocqueville metteva in guardia dal rischio della ยซdittatura della maggioranzaยป. Di (relativamente) nuovo c'รจ l'approccio rivendicativo e talvolta aggressivo con cui certe tesi pseudo-democratiche vengono sostenute non solo di fatto ma anche in linea teorica, persino affermandone in termini comparativi la superioritร .
Per non prestare il fianco a questa propaganda insidiosa, perรฒ, รจ indispensabile che coloro che hanno a cuore una democrazia autentica si riapproprino con convinzione e consapevolezza del valore del voto. Sรฌ, perchรฉ se รจ vero che la democrazia non รจ solo elezioni, รจ almeno altrettanto vero che senza elezioni non c'รจ democrazia. Partecipare al voto, quindi, significa riaffermare un diritto prezioso, ยซuno di quei diritti che tendono alla realizzazione di interessi che sorpassano il privato per toccare l'interesse della collettivitร ยป, come disse Costantino Mortati alla Costituente nel dibattito sull'articolo 48. รˆ anche un modo per dimostrare la vitalitร  e la forza "civile" della nostra Repubblica, dentro e fuori i confini nazionali. Certo, una legge elettorale imperniata sulla cooptazione dall'alto e una campagna tra le piรน contraddittorie e irresponsabili che si ricordino non rappresentano il miglior viatico per le urne. Ma nel contesto interno e internazionale in cui si trova il Paese l'astensionismo รจ un lusso che non ci si puรฒ permettere. Piรน che una sfida ai partiti, non votare sarebbe un atto di autolesionismo.

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