Relatività quotidiana: il tempo secondo Einstein e secondo noi

È forse la risorsa più democratica e più ingiusta: ogni giornata ha ventiquattro ore, ma non tutti possono disporne allo stesso modo: a che cosa vorreste dedicare più tempo?
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September 18, 2026
Relatività quotidiana: il tempo secondo Einstein e secondo noi
Il tempo sembra la cosa più facile del mondo. Basta guardare un orologio. Poi arriva la fisica e ci informa che l’orologio non misura “il” tempo: misura il proprio tempo.
Per secoli abbiamo immaginato che esistesse un unico grande orologio universale, identico per tutti. Un secondo sulla Terra doveva essere uguale a un secondo su una stella, su un’astronave o in qualsiasi altro punto del cosmo. Il tempo procedeva ordinato, uguale per tutti, come un treno svizzero. Poi arrivò Albert Einstein, che evidentemente non aveva mai viaggiato sui regionali italiani, e dimostrò che le cose erano molto più complicate.
Il tempo dipende dalla velocità con cui ci muoviamo e dal campo gravitazionale in cui ci troviamo. Due orologi perfettamente sincronizzati possono segnare tempi diversi se uno viaggia molto velocemente oppure si trova in una gravità diversa dall’altro.
Non è un’illusione e non è filosofia: è un effetto fisico misurabile. I satelliti del sistema GPS devono correggere le differenze dovute alla relatività. Se non lo facessero, le indicazioni delle nostre mappe diventerebbero rapidamente imprecise. Einstein interviene dunque ogni volta che cerchiamo una pizzeria usando il telefono, anche se raramente compare nelle recensioni. 
Ma esiste anche il tempo che viviamo. Cinque minuti in attesa di una notizia importante possono sembrare interminabili. Due ore trascorse con una persona amata possono svanire in fretta. L’orologio registra la stessa durata, il cervello no. Emozioni, attenzione, paura, novità e memoria cambiano la nostra percezione del tempo.
Quando siamo bambini, un’estate sembra lunghissima. Crescendo, gli anni sembrano accelerare. Una delle spiegazioni è che, da piccoli, ogni esperienza occupa una parte enorme della vita che abbiamo vissuto. A cinque anni, un anno rappresenta un quinto della nostra esistenza. A cinquanta, è soltanto un cinquantesimo. Inoltre, la novità produce più ricordi, mentre la ripetizione comprime il tempo nella memoria.
Forse per questo ricordiamo con tanta precisione il primo giorno di scuola, un viaggio, un incontro inatteso, mentre interi mesi trascorsi ripetendo gli stessi gesti sembrano scomparire. La fisica ci dice che non esiste un presente universale valido per tutto il cosmo. La vita ci dice che non esiste neppure una durata interiore uguale per tutti. E tuttavia continuiamo a incontrarci, a darci appuntamenti, ad aspettarci. Costruiamo una vita comune mettendo in comunicazione tempi che comuni non sono.
“Non ho tempo” è una delle frasi che pronunciamo più spesso. Quasi mai significa che il tempo non esiste. Significa che lo abbiamo consegnato a qualcos’altro, volontariamente oppure senza accorgercene. Il tempo è forse la risorsa più democratica e più ingiusta: ogni giornata ha ventiquattro ore, ma non tutti possono disporne allo stesso modo.
E allora la domanda di questa settimana è questa: a che cosa vorreste dedicare più tempo?
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