La luce ha bisogno di una relazione

La luce che entra da una finestra, quella che cerchiamo quando attraversiamo un periodo difficile, quella che associamo alla conoscenza, alla speranza, perfino alla presenza di Dio
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September 4, 2026
La luce ha bisogno di una relazione
Nella prima stagione di Interferenze i protagonisti sono stati gli scienziati e le scienziate. Quarantasette vite, quarantasette modi di guardare il mondo, quarantasette storie di persone che hanno avuto il coraggio di mettere in dubbio ciò che, fino a quel momento, sembrava certo.
Ora cambiamo prospettiva.
I protagonisti della seconda stagione saranno i concetti che quegli scienziati ci hanno lasciato. Le parole che usiamo continuamente senza fermarci quasi mai a interrogarle. Parole piccole che contengono questioni enormi: luce, tempo, materia, caso, coscienza, dolore, mistero, fede.
Le ho scelte e le scelgo anche ascoltando voi. Sono le parole che avete ripetuto più spesso nelle tante email e nei tanti messaggi che mi avete mandato durante questi mesi. Domande, osservazioni, dubbi, racconti personali. Perché la scienza non rimane chiusa nei laboratori: interferisce con quello che siamo, con quello che temiamo, con quello in cui crediamo, con le decisioni che prendiamo ogni giorno.
Da questa settimana, dunque, una parola di Interferenze alla settimana. Una parola da osservare attraverso la fisica, la storia, la vita e, quando accade, la fede. Non per trovare ogni volta una risposta definitiva. Le risposte definitive, del resto, sono spesso quelle che invecchiano peggio. Ma per arrivare insieme a una domanda nuova.
Perché forse le parole più importanti non sono quelle che spiegano tutto. Sono quelle che  continuano a farci pensare.

LUCE

La prima parola di questa nuova stagione di Interferenze è “luce”. Una parola che avete usato moltissimo nelle vostre lettere. La luce che entra da una finestra, quella che cerchiamo quando attraversiamo un periodo difficile, quella che associamo alla conoscenza, alla speranza, perfino alla presenza di Dio.
Ma che cos’è, per la fisica, la luce?
Per molto tempo gli scienziati hanno discusso se fosse fatta di particelle oppure di onde. Isaac Newton la immaginava come un flusso di corpuscoli minuscoli. Nell’Ottocento, gli esperimenti sulle interferenze sembrarono dare una risposta diversa: la luce si comportava come un’onda. Poi arrivò il Novecento e, come spesso accade quando pensiamo di aver finalmente sistemato tutto, la natura rovesciò il tavolo.
Max Planck ed Einstein mostrarono che la luce scambia energia in quantità discrete, in pacchetti che oggi chiamiamo fotoni. Non era soltanto un’onda e non era semplicemente un insieme di particelle. Poteva manifestare proprietà dell’una o dell’altra a seconda dell’esperimento con cui veniva osservata.
La luce ci permette di vedere, ma non si lascia racchiudere facilmente in una sola immagine. C’è poi un’altra stranezza. Noi non vediamo mai il mondo esattamente com’è “adesso”. Vediamo la luce che ha impiegato un certo tempo per arrivare fino a noi. Quando guardiamo la Luna, la vediamo com’era poco più di un secondo fa. Il Sole ci appare com’era circa otto minuti prima.
Quando osserviamo una galassia lontana milioni di anni luce, guardiamo un passato remotissimo. Un telescopio, quindi, non è soltanto uno strumento che vede più lontano. È una macchina che guarda indietro nel tempo.
Anche il nostro viso nello specchio appartiene, sia pure per una frazione impercettibile di secondo, al passato. La luce parte da noi, raggiunge lo specchio, torna ai nostri occhi e soltanto allora il cervello costruisce l’immagine. Non riusciamo mai a vederci nel presente assoluto. A pensarci, forse è per questo che allo specchio ci riconosciamo sempre con un leggero ritardo, soprattutto il lunedì mattina.
La luce rivela il mondo incontrando la materia. Se non incontrasse nulla, proseguirebbe nel vuoto e noi non la vedremmo attraversare lo spazio. Vediamo un raggio di sole in una stanza perché incontra polvere, gocce e particelle sospese nell’aria. Per rendersi visibile, la luce ha bisogno di una relazione.
È per questo che la luce è diventata anche una parola spirituale? Forse perché non è soltanto ciò che vediamo: è ciò che rende possibile vedere. Non ci consegna automaticamente la verità, ma permette alle cose di emergere dal buio.
E allora cominciamo da qui, con una domanda semplicissima. Qual è la cosa che porta più luce nella vostra vita?
Inviate la vostra risposta a interferenze@avvenire.it, leggo tutto!

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