Jacques Monod, tra caso e necessità

La sua spiritualità, se la guardo senza pregiudizi, sta nella fedeltà alla coerenza. Nel rifiuto di aggiungere un senso dove non vede evidenza
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August 7, 2026
Jacques Monod, tra caso e necessità
Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Jacques Monod.
Jacques Monod ha contribuito in modo decisivo alla comprensione della regolazione genetica nei batteri, formulando insieme a François Jacob il modello dell’operone lac, che spiega come i geni possano essere attivati o repressi in risposta all’ambiente. È una scoperta che cambia la biologia: il DNA non è un copione che si recita sempre allo stesso modo. È un sistema regolato, dinamico, capace di rispondere a segnali esterni. I geni parlano tra loro. Si accendono, si spengono. La vita è una rete di decisioni molecolari. Monod riceve il Nobel nel 1965 per questi studi. Ma la sua riflessione non si ferma al laboratorio. Nel libro "Il caso e la necessità" formula una tesi radicale: l’evoluzione è il risultato di mutazioni casuali selezionate da necessità fisiche e ambientali. Non c’è progetto nascosto, non c’è direzione prestabilita. C’è il caso, e c’è la legge. È una posizione netta, spesso letta come una dichiarazione di ateismo scientifico. Ma la sua spiritualità, se la guardo senza pregiudizi, sta nella fedeltà alla coerenza. Nel rifiuto di aggiungere un senso dove non vede evidenza. Nel coraggio di abitare un universo che non garantisce consolazione. Eppure, proprio in questa lucidità, c’è una forma di etica.
Se non esiste un disegno che giustifica tutto, allora ogni scelta umana pesa di più. Se il senso non è inscritto nella materia, allora la responsabilità non può essere delegata. L’insegnamento universale è questo: tra il caso e la necessità si muove anche la nostra vita. Non scegliamo le condizioni iniziali, ma scegliamo le risposte. E forse la dignità sta nel modo in cui attraversiamo ciò che non abbiamo deciso.
E adesso la domanda, semplice e diretta: quanto del vostro percorso attribuite al caso? E quanto alla vostra responsabilità? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte. 

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