Nel buio cambiano le cose alle quali prestiamo attenzione

Abbiamo bisogno del buio per dormire, per vedere le stelle, per accorgerci di luci che durante il giorno scompaiono. Una candela in pieno sole sembra quasi inutile; la stessa candela, di notte, cambia tutta la stanza.
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September 11, 2026
Nel buio cambiano le cose alle quali prestiamo attenzione
Dopo la luce viene il buio. Non perché il buio sia il contrario della luce come il freddo è il contrario del caldo o il male del bene. Per la fisica, il buio non è una sostanza. È ciò che sperimentiamo quando ai nostri occhi non arriva abbastanza luce.
Eppure il buio ci sembra una presenza. Da bambini chiediamo che rimanga accesa una lampada. Immaginiamo figure dietro una porta, sotto il letto, lungo il corridoio. Da adulti smettiamo di confessarlo, ma continuiamo a temere altri tipi di oscurità: ciò che non conosciamo, ciò che non possiamo prevedere, quello che potrebbe accadere quando non abbiamo il controllo. Il nostro cervello, davanti a informazioni insufficienti, non resta tranquillo ad aspettare. Completa le immagini, immagina pericoli, riempie i vuoti. È un antico meccanismo di sopravvivenza.
Nell’oscurità, scambiare un ramo per un animale feroce poteva farci fuggire inutilmente; scambiare un animale feroce per un ramo poteva invece interrompere bruscamente la nostra partecipazione all’evoluzione. Per questo il buio amplifica l’incertezza. Non perché contenga necessariamente qualcosa di  terribile, ma perché non ci permette di verificare. Anche l’universo possiede il suo buio. Le stelle emettono luce, ma tra una stella e l’altra si estendono distanze immense. E la materia che vediamo — pianeti, stelle, galassie, noi, i tavoli e tutto ciò contro cui urtiamo — rappresenta soltanto una piccola parte del contenuto del cosmo.
Gli scienziati hanno chiamato “materia oscura” qualcosa che non emette luce e non la riflette, ma di cui osserviamo gli effetti gravitazionali. Non sappiamo ancora precisamente che cosa sia. Sappiamo che sembra contribuire a tenere insieme le galassie. La chiamiamo oscura non perché sia cattiva o minacciosa, ma perché non possiamo osservarla direttamente attraverso la luce. Esiste poi l’energia oscura, il nome dato a ciò che sembra essere legato all’espansione accelerata dell’universo. Due espressioni solenni che, tradotte con una certa sincerità, significano: vediamo che accade qualcosa di enorme e non abbiamo ancora capito fino in fondo che cosa sia.
Questo è uno dei gesti più onesti della scienza: dare un nome anche a ciò che non sa. Non per fingere di averlo spiegato, ma per renderlo una domanda comune, precisa, studiabile. Il buio, dunque, non è sempre un nemico. Abbiamo bisogno del buio per dormire, per vedere le stelle, per accorgerci di luci che durante il giorno scompaiono. Una candela in pieno sole sembra quasi inutile; la stessa candela, di notte, cambia tutta la stanza.
Forse accade anche nella vita. Alcune presenze, alcuni gesti e alcune persone diventano riconoscibili soltanto quando il resto si spegne. Non perché il dolore sia necessario o debba essere celebrato, ma perché nel buio cambiano le cose alle quali prestiamo attenzione.
La domanda di questa settimana è molto semplice. Che cosa vi aiuta quando attraversate un momento buio?
Potete inviare la vostra risposta a interferenze@avvenire.it, leggo tutto!

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