"La lingua della guerra" tra storia e cultura: il nuovo "Gutenberg" indaga i conflitti
Il conflitto nasce prima delle armi: nelle parole, nelle identità, nelle paure e nella competizione per uno spazio comune

Tra storia, linguaggio, cultura digitale e società contemporanea, il nuovo numero di "Gutenberg" indaga il conflitto prima ancora che diventi guerra, interrogandosi sui modi in cui le società costruiscono il nemico, governano le differenze e cercano di impedire che lo scontro si trasformi in annientamento. Il conflitto nasce prima delle armi: nelle parole, nelle identità, nelle paure e nella competizione per uno spazio comune. Dalla Grecia antica alle guerre contemporanee, dalla politica alla musica, dai videogiochi alla tecnologia. Il problema non è eliminare lo scontro, ma impedire che l’altro smetta di essere qualcuno con cui convivere. Prima c’è differenza e inimicizia, poi scontro: "La lingua della guerra" nel nuovo numero di "Gutenberg", in edicola con "Avvenire" venerdì 11 settembre 2026.
Il monografico si apre con il saggio di Antonio Musarra, che ricostruisce una storia di lungo periodo del conflitto come elemento costitutivo della vita associata. Dall’antico concetto di pólemos alle guerre contemporanee, il conflitto emerge non come semplice patologia da eliminare ma come realtà da governare, attraverso istituzioni, norme e forme di mediazione capaci di impedire che la differenza si traduca nella cancellazione dell’altro. Alessandro Zaccuri affronta il tema della progressiva militarizzazione del linguaggio contemporaneo: attraverso Disarmare il discorso di Federico Faloppa (Effequ), Le parole della guerra di Valentina Pazé (Bollati Boringhieri) e Una strana disfatta. Sul consenso all’annientamento di Gaza di Didier Fassin (Feltrinelli), Zaccuri mostra come metafore e categorie belliche abbiano invaso la politica, lo sport, l’economia e perfino la medicina, rendendo sempre più urgente la ricerca di parole capaci di ricostruire relazioni e riconoscimento reciproco. Francesco Cajani trasferisce il tema del conflitto sul terreno della musica e delle relazioni tra generazioni: attraverso il confronto simbolico tra Muse e Sirene e il dialogo ideale con Francesco De Gregori, la distanza tra i gusti musicali dei genitori e quelli dei figli diventa un esercizio di ascolto reciproco, capace di trasformare lo scontro culturale in occasione educativa; la riflessione si estende quindi al rapporto tra tecnologia e guerra con l’articolo di Eugenio Giannetta, dedicato a Giocare alla guerra. Come l’industria ludica militarizza le nostre menti di Dario Bassani (Nottetempo) che indaga le connessioni tra videogiochi, sistemi di ricompensa, simulazione e conflitti contemporanei, mostrando come la gamification e le logiche proprie dell’intrattenimento stiano progressivamente modificando la percezione stessa della guerra e delle sue pratiche. Chiude il monografico il reportage di Lucia Capuzzi, che porta il lettore nell’Afghanistan governato dai taleban. A venticinque anni dall’11 settembre 2001, Internet emerge come uno dei pochi spazi in cui giovani e donne riescono ancora a progettare il proprio futuro. Tra formazione online, microimprese femminili e scuole informali, il digitale diventa un luogo di resistenza civile e di costruzione della speranza, nonostante le restrizioni imposte dal regime.
La sezione dei Percorsi si apre con una riflessione dedicata a sport, spiritualità e relazioni del cardinale Matteo Zuppi che presenta Il rovescio di un biblista. Lessico spirituale del tennis di Ludwig Monti (EDB), proponendo il tennis come metafora della lotta interiore, della fraternità e del cammino spirituale. Attraverso il dialogo tra Bibbia e sport, il libro mostra come la sfida agonistica possa trasformarsi in occasione di conoscenza di sé e di relazione con gli altri. Il percorso successivo è dedicato a Europa, cultura e memoria. Da un lato, Roberto Mussapi presenta la nuova traduzione dell’Eneide di Virgilio, realizzata da Alessandro Fo per Einaudi, soffermandosi sulla vitalità del poema e sul ruolo della traduzione come esperienza di trasmissione e rinascita dei classici. Dall’altro, Marco Bussagli accompagna il lettore nella mostra "Roma in moneta. Arte e potere nella storia della città eterna", allestita tra Terme di Diocleziano, Parco archeologico del Colosseo e VIVE, dove la storia di Roma viene raccontata attraverso le monete e il loro ruolo di veicolo di identità, propaganda e memoria collettiva. Un percorso è dedicato a Terra Santa, archeologia e memoria e mette in relazione passato e presente. Nel primo contributo, il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa introduce il volume Gerusalemme Terra Sancta Museum (Electa), presentando il nuovo museo nato dall’esperienza dello Studium Biblicum Franciscanum come luogo di conoscenza, dialogo e custodia delle testimonianze archeologiche e spirituali della Terra Santa. In continuità, Angela Calvini racconta il film Palestina 36. Quando tutto ebbe inizio di Annemarie Jacir, che attraverso la storia di Yusuf e della sua comunità ripercorre le rivolte palestinesi del 1936, interrogandosi sulle radici storiche delle tensioni che ancora attraversano il Medio Oriente. Chiude il numero un percorso dedicato a cinema e spazi dell’abitare: Alessandra De Luca propone una lettura trasversale di numerosi film presentati alla Mostra del Cinema di Venezia, mostrando come le case non siano semplici ambientazioni ma autentici protagonisti narrativi. Luoghi di memoria, conflitto, identità e trasformazione, gli spazi domestici diventano strumenti attraverso cui il cinema indaga relazioni familiari, differenze sociali e tensioni interiori, rivelando la forza simbolica dell’abitare contemporaneo.
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