Georges Canguilhem, quando il normale non è una media
La salute non è semplice conformità statistica, ma capacità dell’organismo di creare nuove norme per vivere

Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Georges Canguilhem. Georges Canguilhem è stato medico e filosofo della scienza e ha ridefinito il concetto di “normale” e “patologico” in biologia e medicina, sostenendo che la salute non è semplice conformità statistica, ma capacità dell’organismo di creare nuove norme per vivere. In un’epoca in cui la medicina tendeva a ridurre il normale a una media numerica, lui introduce una frattura concettuale: il normale non è ciò che è più frequente. È ciò che funziona per la vita concreta di un individuo. Un organismo sano non è quello perfettamente conforme, ma quello capace di adattarsi, di reagire, di riorganizzarsi davanti alle variazioni dell’ambiente.
La malattia non è solo deviazione, è una nuova forma di equilibrio, spesso fragile, ma pur sempre una forma di vita. È una visione profondamente scientifica e insieme radicalmente umana. Canguilhem non è un biologo da laboratorio, è un pensatore che interroga il senso delle categorie che usiamo. Durante la Seconda guerra mondiale partecipa alla Resistenza francese. La sua idea di normalità non nasce in un’aula sterile, nasce in un mondo attraversato da violenza e totalitarismo. La spiritualità di Canguilhem sta in questo rifiuto di ridurre la vita a statistica. Nel ricordarci che ogni organismo, ogni persona, ha la propria norma interna. Che la salute è potenza di trasformazione, non rigidità. È una lezione che vale anche oltre la medicina. In una società che misura tutto con medie, algoritmi, standard, Canguilhem ci ricorda che il vivente eccede sempre il numero.
L’insegnamento universale allora è questo: non siete sani perché rientrate in un grafico. Siete sani se sapete rispondere alle variazioni del mondo senza spezzarvi. E non siete “patologici” solo perché non coincidete con la maggioranza.
E adesso la domanda, semplice e diretta: quale norma vi state imponendo perché “così fanno tutti”? E qual è invece la vostra norma interna, quella che vi permette davvero di vivere? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.
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