Domenica di Pentecoste – Anno A
«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”».
Sempre chiuse quelle porte, sempre sbarrate dalla paura: ancora una volta troviamo i discepoli rintanati in casa. Cosa si dicevano tra loro? Di cosa parlavano? E cosa facevano tra quelle quattro mura? E di quanto avrà accelerato il loro cuore nel vedere il Maestro in mezzo a loro? Come prima, come sempre, come quando insieme percorrevano le strade polverose della Galilea o sostavano in riva al lago. Tra di loro. Perché Lui torna, torna sempre, anche quando abbiamo nel cuore i macigni dei dubbi, dei tradimenti, anche quando crediamo di averlo deluso troppo, di non meritare più nessuna giustificazione o perdono. Invece risuonano quelle Sue parole: “Pace a voi” a spazzare via i rimorsi, a far rotolare i macigni. Lui torna e mostra loro le sue ferite, quasi come se tutta la sua vita, quella di prima con loro e quella da Risorto, fosse tutta là, in quei segni, in quelle spaccature; come se il sangue non avesse incontrato ed oltrepassato la morte. Quasi come se fossero distintivi sulla pelle, carta di identità del suo possessore. Lui torna e scioglie le paure ed i nodi soffocanti dei rimpianti, come a dire “La mia pace è amarvi ancora, amarvi sempre, a prescindere da tutto quel che avete combinato, a prescindere da ogni vostro tradimento, da ogni vostra incoerenza.” Pace, parola che ha sapore di inizio, di un ricominciare lavati e profumati, di una porta che si apre, finalmente. E il Maestro lega la pace del cuore al soffio del vento: “Ricevete il mio Spirito”. Vento che, per eccesso di amore, per sua sproporzione, sa scuotere i nuvoloni dei rimorsi, dei peccati, delle ansie. Vita nuova da respirare, da far entrare dentro e lasciarsi ripulire, ossigeno puro. E subito dopo, Gesù affida loro il compito: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati, fate quello che ho fatto io, scuotete le nubi, portate la pace.” Non li manda quando sono forti, ma ora, mentre sono ancora fragili; non quando saranno diventati perfetti, ma ora, perdonati. Basta, può bastare la consapevolezza di essere stati raggiunti dall’amore. Perché Lui torna, torna sempre, anche per noi, anche lì dove pensiamo ci possa essere solo paura o fallimento Lui è già in mezzo a noi, al centro di noi stessi. E continua a ripetere con pazienza infinita: “Pace a te”. A prescindere.
(Letture: At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23)
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