Ecco come il sargasso può aiutare a contrastare il cambiamento climatico

Un nuovo studio mostra come le alghe atlantiche possono alimentare la rimozione del carbonio e i biocarburanti
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May 28, 2026
Ecco come il sargasso può aiutare a contrastare il cambiamento climatico
Cumuli di sargasso su una spiaggia dei Caraibi / Web
Uno dei maggiori problemi ambientali dell’Oceano Atlantico potrebbe rivelarsi utile per contrastare il cambiamento climatico e il surriscaldamento globale. È il caso delle macroalghe dei sargassi, le cosiddette Sargassum: ovvero quella macchia scura e maleodorante che spesso in primavera “sporca” le splendide spiagge bianche dei Caraibi, del Golfo del Messico e della Florida..Un nuovo studio condotto da ricercatori internazionali, guidato dalla scienziata del Cmcc (il Centro Euromediterraneo sui cambiamenti climatici) Annalisa Bracco, rivela che le alghe galleggianti del sargasso non solo sono destinate a restare ma che, con gli anni e il cambiamento climatico potrebbero aumentare in estensione, Le informazioni raccolte dai ricercatori legate alla previsione della fioritura (che avviene da marzo ad ottobre) potrebbero offrire nuove opportunità per la rimozione dell'anidride carbonica marina e la produzione sostenibile di biocarburanti.
La stagione 2026 di queste particolari macroalghe che fioriscono in mare aperto si sta profilando come una delle più grandi e precoci mai registrate. Spinto dall'aumento delle temperature oceaniche e dalle correnti, la Grande Fascia Atlantica dei Sargassi sta registrando livelli di biomassa superiori ai massicci fiori dell'anno scorso, influenzando fortemente le aree costiere. La cosiddetta Grande Fascia Atlantica dei Sargassum è apparsa per la prima volta nel 2011 e da allora forma una striscia sull’oceano che si estende per oltre 8.000 chilometri dall'Africa occidentale ai Caraibi. Nel 2025, la sua biomassa ha superato i 37 milioni di tonnellate – circa sei volte la massa corporea totale della popolazione italiana. Sebbene questa espansione abbia amplificato i suoi impatti sulle comunità costiere, rappresenta anche un enorme e naturale serbatoio di carbonio catturato tramite fotosintesi. La ricerca, "Changing Drivers of the Great Atlantic Sargassum Belt da Physical Forcing to Ecological Control", mostra che le vaste fioriture di Sargassum non solo probabilmente persisteranno, ma potrebbero essere prevedibili. Questo diventa determinante perché «la capacità di prevedere le fioriture aumenta notevolmente le nostre possibilità di utilizzarle per soluzioni climatiche come la rimozione dell'anidride carbonica marina e la produzione di biocarburanti» sostengono i ricercatori. «Il sargasso assorbe grandi quantità di anidride carbonica durante la crescita - spiega Bracco - La sfida principale è che, quando raggiunge la costa e si decompone, gran parte di quel carbonio viene rilasciato nuovamente nell'atmosfera. Se riusciamo a intervenire prima che ciò accada, questo sistema potrebbe invece far parte della soluzione». Lo studio rivela inoltre che la crescita del Sargassum, negli anni e con l’avamzare del cambiamento climatico, è cambiata radicalmente. All’inizio infatti, l'espansione della fascia veniva principalmente guidata da processi fisici, in particolare dai venti invernali più forti che approfondivano lo strato misto oceanico e portavano nutrienti in superficie. Col tempo, tuttavia, il sistema si è evoluto in un ecosistema autosufficiente: il sargasso ospita intere comunità di organismi marini che riciclano nutrienti – in particolare azoto – all'interno dei tappeti galleggianti, mentre le alghe in decomposizione rilasciano nutrienti aggiuntivi nell'acqua. Questa capacità interna di rigenerare l'azoto ha creato un circolo di retroazione che consente la crescita anche in assenza di eventi di vento, ed è diventata il fattore principale negli ultimi anni. «È un esempio sorprendente di come l'oceano possa riorganizzarsi molto rapidamente", dice Bracco. "Quello che è iniziato come un evento guidato dal vento è diventato un sistema biologico autosufficiente. Il fatto che ora possiamo comprenderlo e prevederlo significa che possiamo anche iniziare a riflettere seriamente su come gestirlo».

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