Come Davide contro Golia. Inizia la sfida della Cop31

Il 9 novembre si apre in Turchia la Conferenza sul clima. Al centro del vertice il nodo dei combustibili fossili e i finanziamenti ai Paesi più vulnerabili. Ma Ankara e Canberra, alla guida dei lavori, continuano a sostenere l’industria del carbone e del gas. L’Australia ha appena prorogato una miniera fino al 2045
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November 5, 2026
La sfida è grande quanto quella di Davide contro Golia. È un’immagine quasi spontanea, se si pensa alla Cop31 – la Conferenza delle Parti – che inizierà il 9 novembre ad Antalaya, in Turchia. Il 2026 è stato l’anno – ennesimo – del caldo estremo, dell’agosto con le temperature più alte mai registrate, dei disastri ambientali dovuti a fenomeni estremi. Delle alluvioni: le più recenti, in Nepal, India e negli Stati Uniti. Le Cop si riuniscono per capire come affrontare la crisi climatica e quali scelte compiere, collettivamente, per salvaguardare il clima, il pianeta e di conseguenza la sopravvivenza della specie umana. Davide contro Golia. Ma il gigante non è tanto la crisi climatica, quanto le cause che ne stanno alla base: un modello di sviluppo non più sostenibile, un’idea di benessere che implica lo sfruttamento brutale delle risorse, una crescita illimitata dei consumi che si basa ancora in larga parte sui combustibili fossili. E gli interessi finanziari ed economici legati. In Turchia – in un’inedita co-presidenza della Cop con l’Australia – si ripartirà laddove la Cop30 di Belém dell’anno scorso si è dovuta fermare. Dodici mesi fa non si riuscì ad approvare una roadmap per un abbandono graduale dei combustibili fossili , al di là degli impegni volontari individuali: già nel 2023, oltre 100 Paesi si erano accordati per triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030. L’anno scorso una tabella di marcia c’era, ma i principali Paesi produttori di petrolio si sono opposti. Il piano è rimasto così come un’indicazione: valida ma non vincolante. L’altro tema da cui si ripartirà, cruciale e spinoso, è quello dei finanziamenti climatici destinati ai Paesi che subiscono le conseguenze più pesanti della crisi climatica pur essendo tra coloro che meno consumano combustibili fossili e meno producono emissioni. Fondi che dai Paesi più ricchi dovrebbero arrivare agli Stati più esposti, da destinare a politiche di adattamento climatico e mitigazione. Un recente rapporto Onu riesce a dare una misura di ciò che manca: i finanziamenti per il Sud Globale hanno raggiunto i 28,2 miliardi di dollari nel 2024. Sono solo una frazione minima del fabbisogno: sempre secondo l’Onu, i finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo dovrebbero raggiungere i 305 miliardi di dollari, una cifra che potrebbe raggiungere i 420 miliardi nel 2035. In Turchia bisognerà trovare anche gli strumenti per mettersi al riparo da un fenomeno che viene definito come “maladaptation”. Eliminare, cioè, il rischio che le operazione di adattamento climatiche portino ad un aumento delle diseguaglianze, invece che a una diminuzione. O che arrivino a sconvolgere le vite dei popoli indigeni, che da sempre proteggono la Terra su cui vivono. «Ciò di cui abbiamo bisogno è che i governi inizino ad agire», ha dichiarato ieri Correa do Lag, che ha guidato il vertice Cop di Belém. «Deve cambiare radicalmente il modo in cui gli esecutivi affrontano la crisi». Un mese fa, Australia, Fiji e Tuvalu hanno organizzato gli incontri preparatori portando decine di delegazioni nei territori che già stanno pagando il prezzo del riscaldamento globale: Tuvalu, piccolo Stato insulare di circa 10.000 abitanti, è stata la tappa più simbolica. Le isole emergono mediamente di soli due metri dal mare: l’innalzamento degli oceani e l’erosione della costa le mettono, di fatto, in pericolo. Non mancano le polemiche, in questa settimana pre-Cop: gli attivisti climatici criticano sia la Turchia che l’Australia per la loro «incoerenza». Entrambi i Paesi sono fortemente coinvolti nell’industria del carbone e del gas. A fine settembre, l’Australia ha avviato l’iter per l’approvazione dell’ampliamento di una grossa miniera di carbone, la Hunter Valley Operations.

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