Norvegia, il disgelo "avvelena" l'acqua potabile

A Longyearbyen, nelle Svalbard, lo scioglimento del permafrost fa affiorare rocce ricche di metalli che contaminano le risorse idriche
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October 22, 2026
Norvegia, il disgelo "avvelena" l'acqua potabile
I ghiacciai di Svalbard, in Norvegia / ANSA
Longyearbyen, remoto centro abitato dell’arcipelago norvegese delle Svalbard, l’acqua del rubinetto non è più potabile. La contaminazione da metalli pesanti ha spinto le autorità locali a raccomandare ai circa 2.600 residenti di non berla. All’origine del problema c’è lo scioglimento del permafrost, lo strato di roccia e terreno congelato da secoli sotto la neve, causato dal riscaldamento globale. La cittadina si trova a circa 1.300 chilometri dal Polo Nord in una zona dell’Artico dove le temperature aumentano con una velocità da cinque a sette volte superiore alla media mondiale. La principale riserva idrica locale è Isdammen, “lo stagno ghiacciato”, un lago artificiale lungo circa 2,5 chilometri che si sta “ammalando”. Il rapido e intenso disgelo in corso sta facendo emergere porzioni di roccia caratterizzate da minerali (come la pirite, “l’oro degli sciocchi”) che a contatto con l’ossigeno rilasciano sostanze inquinanti che contaminano l’acqua in cui fluiscono. È il cosiddetto fenomeno della liscivazione, legato anche alla particolare composizione geologica della zona, un tempo sede di attività minerarie.
Il primo campanello d’allarme è suonato nel settembre dello scorso anno, quando le analisi sulla qualità dell’acqua potabile hanno rilevato concentrazioni di manganese fino a 25 volte superiori al valore raccomandato dall’Istituto norvegese di sanità pubblica: 50 microgrammi per litro. Il sindaco Terje Aunevik ha riconosciuto che si trattava di un fenomeno eccezionale. L’esposizione prolungata a quantità elevate di questo metallo può provocare danni neurologici, soprattutto nei bambini e nei neonati. Per garantire alla popolazione le forniture idriche, le autorità hanno predisposto un serbatoio di acqua filtrata dal birrificio locale, presso il quale gli abitanti possono, gratuitamente, riempire le bottiglie.
Sebbene le concentrazioni di manganese siano successivamente diminuite, la situazione non si è risolta. All’inizio di quest’anno, infatti, sono stati riscontrati anche anomali livelli di solfati e nichel. Per questo motivo, l’indicazione di non bere l’acqua del rubinetto resta in vigore.
Per uscire dall’emergenza, il Comune sta valutando interventi strutturali, tra cui un impianto di filtraggio per il lago Isdammen e una struttura di desalinizzazione da utilizzare come riserva. Non si esclude neppure la costruzione di una rete di approvvigionamento completamente nuova. Tutte soluzione che, però, sono costose e tecnicamente complesse da attuare all’estremo nord della Terra.
Gli effetti della combinazione tra permafrost in disgelo e rocce ricche di pirite e metalli pesanti non riguardano solo Longyearbyen ma tante altre comunità artiche come quelle di Canada, Russia e Stati Uniti occidentali. A causa dello stesso fenomeno, per esempio, molti dei fiumi che attraversano la catena montuosa dei Brooks, in Alaska, sono diventati di colore arancione per l’elevata concentrazione di solfati e ferro. La torbidità di questi corsi d’acqua un tempo chiarissima è un limite non solo per l’approvvigionamento delle risorse idriche a uso pubblico ma anche per la pesca di sussistenza delle comunità rurali.

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