Siccità, a Honduras non resta che la semina delle nubi
La tecnica non garantisce risultati. Ma il governo ci prova lo stesso, con il contributo degli agricoltori

Alimentata dal fenomeno climatico chiamato El Niño, la siccità che attanaglia l’Hounduras ormai non è grave, ma gravissima. Il governo è stato costretto a proclamare lo stato di emergenza in 234 dei 298 comuni del Paese. Praticamente quasi ovunque. Nel cosiddetto Corredor Seco non piove da più di tre mesi. Le gocce d’acqua che ogni tanto cadono giù dal cielo vengono avidamente ingoiate da un terreno talmente arido che non riesce a farne riserva, in profondità, neppure in piccola parte. Il risultato? Intere coltivazioni di mais, caffè, sorgo, banane, anacardi e fagioli sono state arse dal sole. Gli allevatori non hanno altra possibilità che svendere il bestiame per evitare che muoia di sete. Nel tentativo di salvare dall’aridità quel poco che rimane, il ministero dell’Agricoltura ha deciso di giocarsi una carta jolly: provare a far piovere inseminando le nuvole con ioduro d’argento. La pratica non è nuova. Una miscela di sodio e sale di argento viene “sparata” tra le nuvole da razzi o aerei in volo per spingere l’umidità a trasformarsi in pioggia. Da più di un decennio viene utilizzata nelle zone desertiche di Cina, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Stati Uniti. Ma il governo di Tegucigalpa non ha di certo la disponibilità economica di questi Paesi. Honduras è tra le nazioni più povere dell’America Latina, superata nella classifica dell’indigenza nella regione solo da pochi altri come Guatemala e Haiti. L’operazione verrà supportata da una start up messicana chiamata Renaissance, specializzata proprio in modificazione climatica, che fornirà le miscele per “il bombardamento”, circa 100 litri per volo. La copertura economica dell’intervento (l’importo totale non è stato rivelato) è pubblica solo in parte. A finanziarlo saranno anche i piccoli imprenditori agricoltori che stanno più soffrendo le conseguenze della siccità. In prima linea ci sono, in particolare, i produttori di canna da zucchero che a causa dei raccolti distrutti rischiano di dover licenziare migliaia di braccianti. La determinazione a fare il possibile per evitare quella che già sembra una catastrofe, il governo, così riferisce la stampa locale, ha noleggiato i velivoli necessari alla “semina” perché quelli dell’aviazione militare non erano disponibili. Priorità verrà data ai cieli che sovrastano il Corridoio Secco, nell’Alto del Aguán, ai bacini idrografici che alimentano le dighe e agli affluenti collegati alla centrale idroelettrica di El Cajón a coprire in due-tre mesi un’area di quasi due milioni di ettari. Funzionerà? Basterà?
Il successo dell’intervento non è scontato. Gli aerei decolleranno solo quando i meteorologi confermeranno che in cielo ci sono nuvole belle spesse, cariche di un’umidità sufficiente a generare pioggia nella reazione con le particelle di ioduro d’argento. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale tiene a precisare che questa tecnica non “fabbrica” nubi dal nulla. La stessa start up Renaissance non ha fornito certezze sugli esiti. A detta di molti questo strumento di geo-ingegneria in cui gli agricoltori onduregni hanno investito le loro non illimitate risorse è uno sforzo inutile rispetto alla vastità del problema e, dettaglio non secondario, rischia di sconvolgere ulteriormente l’equilibrio naturale del Paese perché i sali che ricadono sul terreno potrebbero interferire con gli enzimi che lo rendono fertile. Tra gli esperti c’è qualcuno che parla della “spremitura” delle nuvole a una promessa commerciale. Se l’Honduras si è lasciata convincere è per disperazione.
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