Quel fiume di pannelli solari che scorre in California
Un progetto-pilota prevede che i parchi solari vengano installati a copertura di canali, per risolvere due problemi: evitare l'evaporazione dell'acqua, una delle cause di aridificazione, e l'occupazione di terreno agricolo. Sperimentazioni già portate avanti anche in India e Arizona

Visto dall’alto sembra un semplice fiume. Spicca il colore azzurro dell’acqua. Ma se si osserva più da vicino, sulla superficie si notano decine di pannelli solari. Per un centinaio di metri coprono il corso d’acqua, come un lungo ponte sospeso. Siamo negli Stati Uniti, in California, un territorio attraversato da più di 6mila chilometri di canali che portano l’acqua a campi coltivati, agrumeti, case e fattorie. L’innalzamento delle temperature sta avendo, lì, un impatto significativo: la maggiore evaporazione fa diminuire la quantità d’acqua trasportata nei canali. Si diffonde un’aridità che in precedenza non era presente. È un problema che nel tempo diverrà sempre più serio. Per provare ad arginarlo, nel 2021 un gruppo di ricercatori dell’Università della California ha presentato uno studio: sopra ai canali, hanno scritto, sarebbe utile mettere lunghe linee di pannelli solari. Si otterrebbe così una riduzione dell’evaporazione dell’acqua dell’82%, con un ulteriore vantaggio: i pannelli produrrebbero energia senza sottrarre territorio all’agricoltura, uno dei principali svantaggi dei parchi solari. Secondo la simulazione dei ricercatori, se coprisse tutti i suoi canali, la California otterrebbe 13 gigawatt di capacità solare (circa la metà di quella necessaria per raggiungere gli obiettivi della California in termini di produzione sostenibile) e risparmiare acqua sufficiente per 2 milioni di persone. Il progetto completo è stato definito dagli stessi autori «difficilmente realizzabile», ma un’applicazione su scala parziale, invece, è possibile. Per questo, con 20 milioni di fondi statali, la California ha realizzato un primo progetto pilota: per ora i pannelli coprono i canali per un’area corrispondente ad un campo da football e mezzo.
Di per sé, il tentativo non è un unicum. Il sistema è già stato realizzato su due canali in India occidentale, oggi in buona parte ricoperti dai pannelli. Un altro progetto è stato avviato nel 2024 dalla Gila River Indian Community in Arizona. Lì, l’energia prodotta è stata del 25% superiore rispetto alle attese: si ipotizza che la ragione sia che l’acqua dei canali, in un perenne stato di ombra, abbia visto un abbassamento della sua temperatura, che a sua volta permette un raffreddamento più rapido dei pannelli. In California «è ancora molto presto per dire quale sia la fattibilità economica di progetti simili» ha detto una delle autrici dello studio universitario, Brandi McKuin, al New York Times. Un ricercatore che si è occupato invece del progetto in Arizona ha aggiunto che se l’implementazione si rivelerà sostenibile, potrà dare origine ad un «cambio di paradigma» nella produzione di energia solare. Non è la prima volta che i pannelli rivelano un vantaggio secondario. In una zona arida della provincia di Quiong, in Cina, il parco fotovoltaico di Gonghe sta dando un risultato inaspettato: sotto i pannelli, un micro-habitat più fresco, umido e meno esposto al vento ha favorito il ritorno di alcune specie di vegetazione. Sotto i pannelli, la terra è tornata verde. Un fenomeno che gli scienziati stanno studiando a fondo. Il ritorno della vegetazione è una buona notizia e ha un potenziale trasformativo anche per altri territori. Ma, allo stesso tempo, porta con sé altre sfide specifiche, come una più complessa manutenzione dei pannelli solari o la necessità di fare arrivare periodicamente al terreno dell’acqua, per consentire alle specie vegetali di radicarsi a fondo nel terreno.
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