Il cambiamento climatico uccide ogni anno quasi un milione di persone
L'Oms: rappresenta una delle più grandi minacce per la salute dell'umanità ed ha aumentato del 36% il numero di decessi

Ormai è certo: il cambiamento climatico uccide. E lo fa più che in passato. A confermarlo, quest’ultima volta, è il rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change. Secondo una delle riviste medico-scientifiche più antiche, prestigiose e influenti al mondo sono oltre 700mila le persone decedute per il caldo nel 2023. E non ci sono solo i decessi. Perché nel frattempo ci si ammala sempre di più: the Lancet rileva che molti dei rischi e dei danni derivanti dal cambiamento climatico sono aumentati più rapidamente nel decennio successivo all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi (2016–2025) rispetto al decennio precedente (2006–2015). E se Il numero medio annuo di decessi legati al caldo è aumentato di quasi il 36% a livello globale dal 2016, solo nel 2023, il caldo è stato collegato a un numero record di 710.000 decessi, con oltre il 70% di tale bilancio attribuibile al cambiamento climatico causato dall’uomo.
Anche la siccità estrema può creare problemi alla salute dell’uomo. Nel 2025 l’aridità e l’emergenza idrica hanno colpito quasi il 52% della superficie terrestre per almeno un mese (il secondo livello più alto mai registrato), mentre una nuova analisi basata sui dati satellitari mostra che, dal 2003, l’80% della superficie terrestre ha subito cambiamenti significativi caratterizzati appunto da un aumento dei periodi di siccità.
In Italia, il caldo estremo e l’esposizione alle ondate di calore colpisce in particolar modo la salute dei più fragili: i più piccoli e gli anziani. Nell'estate del 2026, l'Italia ha registrato 13.303 decessi in eccesso correlati al caldo nelle aree urbane analizzate da studi scientifici pubblicati su Nature Medicine / Nature Health. Circa 8.772 di questi decessi sono direttamente riconducibili alla crisi climatica globale. Le alte temperature gravano anche sui mezzi di sussistenza, sulle coltivazioni agricole e sulla catena alimentare, C’è anche un aumento delle perdite economiche dovute ai decessi legati al calore e perdite sostanziali nella capacità lavorativa, in particolare nel settore delle costruzioni. L'82,7% dei giorni soggetti a ondate di calore a cui la popolazione in Italia è stata mediamente esposta tra il 2021 e il 2025 non si sarebbe verificato senza il cambiamento climatico. La perdita potenziale di reddito dovuta alla ridotta capacità lavorativa causata dal calore è stata di 4,6 miliardi di dollari nel 2025. I lavoratori del settore delle costruzioni sono stati i più gravemente colpiti, subendo il 44% delle perdite. Eppure si continua ad inquinare. Per quanto riguarda il focus sull’Italia, the Lancet sottolinea che ne Belpaese (ma non solo) i combustibili fossili continuano a dominare l'uso energetico domestico e il trasporto su strada. E malgrado l'inquinamento atmosferico comporti costi economici rilevanti, anche in termini di salute, i sussidi ai combustibili fossili continuano a superare le entrate derivanti dalla tassazione del carbonio. Le polveri sottili e le sostanze inquinanti dannose aumentando il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari e di mortalità precoce. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la concentrazione media annua di particolato fine (PM₂.₅) in Italia era di 14 µg/m³, quasi tre volte il valore guida annuale raccomandato dall’OMS di 5 µg/m³.
«Il cambiamento climatico rappresenta una delle più grandi minacce per la salute dell'umanità. E i suoi effetti sono già visibili: un crescente stress da caldo, eventi meteorologici estremi, insicurezza alimentare e malattie" non nasconde il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. «Tuttavia – conclude il numero uno dell'Oms - questo report ci ricorda anche che le soluzioni sono a portata di mano. Mettendo la salute al centro delle politiche climatiche possiamo salvare milioni di vite, costruire società più resilienti e garantire un futuro più sano per tutti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire




