Tutto a posto

L’ordine come riparo dal caos, e l’imperfezione come inattesa forma di verità
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July 9, 2026
Il disordine mi mette a disagio. Mia madre mi ha cresciuto in un regime piuttosto severo, ogni cosa al suo posto, ogni posto la sua cosa. Era implacabile e impeccabile nel sistemare i vestiti e la biancheria, organizzare i cassetti, disporre gli oggetti e i soprammobili. Era anche un’ottima cuoca, a un passo dal professionismo come diceva mio padre, e mentre cucinava faceva un gran casino, tipico degli chef. Eppure, dopo nemmeno mezz’ora dalla fine del pranzo la cucina risplendeva di un lindore senza sbavature. Per lei ordine significava non soltanto pulizia, ma armonia, stabilità, interezza.
Aveva avuto un’infanzia parecchio tribolata, me ne accennò con estremo pudore in vecchiaia. Dunque, le ferree regole domestiche che si era imposta placavano la sua paura del caos e tenevano viva l’illusione che si potesse tenerlo sempre sotto controllo. Quando in casa era “tutto a posto” la sua anima si pacificava, anche se sapeva che l’equilibrio sarebbe durato ben poco. Inevitabile che io sia venuto su ordinato, a tratti maniacale, insomma le assomiglio. Ma non del tutto: c’è una parte di me che inspiegabilmente si mette di traverso e mi rende un preciso… approssimativo. Forse perché col tempo ho scoperto quanta forza, quanta purezza, quanta verità si rivelino nell’imperfezione. 

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