Breve brainstorming
di Gioele Dix
Ironia sull’abuso dell’inglese: parole alla moda che spesso confondono, mascherano o rendono grottesca la realtà
Ho avuto un’educazione cosmopolita e ammiro chi mastica con disinvoltura le lingue straniere. Eppure, soffro dell’abuso che ormai da tempo si fa di tante, troppe parole inglesi. Con esiti sconcertanti o grotteschi, a scelta. Perché per esempio nel linguaggio della sanità pubblica si usa il termine ticket? Forse perché chiedere di pagare un biglietto richiamerebbe a un’idea di spettacolo e in tanti tenterebbero di entrarci gratis? O piuttosto perché chiamarlo tassa guasterebbe l’umore già precario di molti pazienti?
Altro mistero è la comparsa dell’orribile espressione caregiver. Certo, l’alternativa in burocratese, tratta dall’apposita legge in materia, è eufemisticamente beffarda: prestatore volontario di cura. Come a fingere di non sapere che l’assistenza ai disabili non è una scelta opzionale, bensì obbligata, data la scarsa assistenza di cui godono i familiari da parte dello Stato. In tema di esperienze invece pare irrinunciabile quella col food, a sottolineare quanto possa essere vile frequentare ristoranti unicamente per consumare del cibo. Per non dire quanto conti, oggi come oggi, sapersi raccontare. O preferite ignorare che esiste una vera scienza dello storytelling? Comunque, se googlando vi linkate a un mio social non fatemi mancare un vostro feedback, grazie.
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