Preghiere di rigore
di Gioele Dix
Dio non tifa e non decide i rigori: la fede non evita il dolore, ma ci accompagna dentro
Quando vedo in tv certi calciatori pregare prima di tirare un calcio di rigore, mi viene da sorridere. Sia chiaro, discutere la fede altrui non mi piace. Sono credente per educazione familiare e ho imparato fin da ragazzo a rispettare i sentimenti religiosi di chiunque. Ognuno fa i conti con l’Eterno come più gli garba. Peraltro, la vita, con rovesci improvvisi e ferite non rimarginabili, costringe tutti noi a misurarsi di continuo, mettendo a dura prova la fiducia sulla quale abbiamo fondato il nostro rapporto con Dio. Spesso è persino difficile convincerci che le nostre disgrazie non siano il prezzo obbligato per qualche colpa che abbiamo da scontare.
Dunque, col tempo mi è diventato sempre più chiaro quale potrebbe essere il vero miracolo della fede: scoprirla dentro di noi come forza autonoma, autosufficiente, svincolata dal destino privato dei nostri casi singoli. La preghiera dell’attaccante che spera di fare gol mi fa ridere perché vale quanto quella del portiere che si augura di pararglielo. Per me Dio non è tifoso dell’una o dell’altra squadra. E mi sento di escludere che sia possibile coinvolgerlo in un tipo di religiosità on demand. Sono certo che il Signore non debba spiegarci le ragioni del nostro dolore, ma che possa esserci accanto mentre lo proviamo.
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