Serata d’onore
di Gioele Dix
La grandezza di un comico si vede da come invecchia: senza trasformare l’ironia in mugugno
Parecchi anni fa, durante una pausa sul set del film Tracce di vita amorosa, Peter Del Monte, amato regista troppo presto dimenticato, mi disse: «Vuoi sapere se un attore comico è veramente grande? Guarda come invecchia». Se fare fronte all’età che avanza non è impresa facile per nessuno, per un comico può trasformarsi in una vera tragedia professionale. La comicità è l’espressione di un istinto primordiale che dà corpo alle parole e si nutre di forza e vitalità, entrambe beneficamente immature. Per far ridere devi trascendere, essere irriguardoso molto più di un bambino cattivo.
Non è un’opzione, è indispensabile. Intanto però la natura ti trasforma, ti cambia, cominci inavvertitamente a risparmiare le forze, forse per paura di perderle per sempre. E dunque, se lungo il percorso non sei capace di adeguare l’approccio e lo sguardo, il tuo spirito corrosivo di un tempo si trasformerà in lamentoso mugugno, penoso a vedersi e sentirsi. Senza contare che da giovane, dopo ogni trionfale serata di risate e applausi, eri convinto che la tua feroce ironia avesse cambiato il mondo là fuori. Mentre ora esci dal teatro consapevole che troverai tutto esattamente come prima, salvo quell’unica pizzeria che rimaneva aperta: nel frattempo è diventata uno store di cover per cellulari.
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