Cosa c’è dietro
di Gioele Dix
La dietrologia ci rassicura: trasforma il caos in un complotto e la complessità in un colpevole invisibile. Peccato che, spesso, il mistero serva soprattutto a non guardare i fatti
Quanto ci piace la dietrologia. In Italia mai fidarsi della lettura lineare o credere che la verità sia quella che appare. Ogni vicenda nasconde manovre di chi opera nell’ombra, personaggi che nessuno conosce, ma che tutti tirano in ballo con assoluta sicurezza. I più accreditati sono i poteri forti, a tal punto forti da impedire che trapeli la loro identità. Eppure da qualche parte dovranno pur incontrarsi, possibile non ci sia modo di geolocalizzarli? È gente senza scrupoli, che ha sulla coscienza innumerevoli misfatti e che ha spesso ordito le proprie trame in correità con i servizi segreti deviati, altra categoria ambigua e indecifrabile. Mi scuso per la banalità della domanda: ma deviati da cosa esattamente? Esiste un tracciato ufficiale, trasparente, al quale i servizi dovrebbero attenersi, venendo peraltro meno alla loro intrinseca necessità di mantenere la segretezza? L’unico che potrebbe rispondere all’interrogativo è certamente colui che da decenni è al vertice di ogni intrigo e complotto: il grande vecchio. Purtroppo stanarlo è impossibile, non si sa dove abiti e non c’è un solo cittadino, neppure coetaneo, che sia riuscito a offrirgli almeno un caffè. Forse basterebbe informarsi su dove ritiri la pensione. Perché nessuno ci ha pensato? C’è dietro sicuramente qualcosa.
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