Oltre la scadenza

Un autoritratto ironico e lucidissimo sulla procrastinazione: non è il tempo a mancare, ma il modo in cui scegliamo di abitarlo
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August 12, 2026
Non sono mai stato un campione nel rispettare le scadenze temporali. A scuola finivo i compiti in classe quasi sempre oltre l’orario consentito. “Consegnare!” intimavano i professori ai pochi che si attardavano e io ero l’ultimo degli attardati. Non sapevo regolarmi sulla durata del tempo che avevo a disposizione. All’esame di maturità non mi bastarono le sei ore previste per il tema di italiano e consegnai un brogliaccio pieno di frecce, asterischi e cancellature.
La commissione apprezzò perlomeno lo sforzo. Col passare degli anni sono migliorato, ho imparato a calcolare le distanze e a mettere in preventivo disguidi e contrattempi. E dunque arrivare puntuale a un appuntamento o portare a termine un lavoro entro la data prevista non sono più imprese fuori dalla mia portata. Tuttavia il dispendio in termini di instabilità e affanno è per me ancora alto.
Anni fa mio padre, con la sua abituale ironia, fotografò alla perfezione la mia sindrome. Eravamo a cena e parlavamo del libro che stavo finendo di scrivere. Gli confessai che mi ero pentito di aver accettato la data di consegna proposta dall’editore. Un mese in più per lavorarci sarebbe stata la mia salvezza. La sua risposta fu folgorante. «Se tu avessi avuto un mese in più, avresti cominciato a scrivere un mese dopo».

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