Nell’attesa

Un elogio del tempo vuoto e dell’arte di aspettare
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August 9, 2026
In uno dei cento folgoranti microracconti (il numero Trentatré) che compongono Centuria, capolavoro matematico-letterario di Giorgio Manganelli, si narra di un meticoloso signore appassionato dell’attesa. La sua attività prediletta è fissare appuntamenti a persone ritardatarie, le uniche a permettergli di godere con certezza “del piacere incredibile di quello spazio vuoto”. Intuizione geniale di uno scrittore capace di trarre dall’osservazione minuta inattese prospettive.
Il tema è il tempo sospeso, non programmato, improduttivo. L’ossessione contemporanea che ci coinvolge tutti, volenti o nolenti. Che faremmo se ci trovassimo improvvisamente vacanti, non schedulati, privi di scadenze? L’uomo protagonista del racconto ha riscoperto il gusto di aspettare. Dovremmo provare a farlo anche noi, tenendo in esercizio come lui la nostra pazienza, virtù quantomai necessaria nei momenti più complicati dell’esistenza.
Il suo segreto è aver imparato a staccarsi dall’attualità, per osservare dettagli che prima gli sfuggivano, per riflettere, pensare, parlare con sé stesso: “del tempo, della moda, persino di politica, ma con cautela perché non si sa mai come uno la pensa”. Ironia sottile e feroce. Utopie di un poeta. Starei a parlarne per ore, ma ho un appuntamento e non voglio tardare.

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