Il nuovo Gutenberg cerca il tutto in un frammento

Tra restauro, archeologia, arte e teoria dell’immagine: il frammento non è semplice residuo di un’unità perduta, ma una forma autonoma di conoscenza
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July 2, 2026
Il nuovo Gutenberg cerca il tutto in un frammento
La copertina di Gutenberg n. 78, 3 luglio 2026
Tra restauro, archeologia, arte contemporanea e teoria dell’immagine, il nuovo numero di Gutenberg esplora il frammento non come semplice residuo di un’unità perduta, ma come forma autonoma di conoscenza, capace di custodire memorie, generare significati e aprire nuove prospettive sul presente. 
Il monografico si apre con il contributo di Alessandro Rubechini, maestro restauratore e responsabile del laboratorio di Conservazione, restauro e legatoria dell’Archivio apostolico vaticano, dedicato al mondo dei frammenti librari e documentari conservati negli archivi. Attraverso l’esperienza dell’Archivio apostolico vaticano, il frammento emerge come testimonianza materiale della storia dei testi, delle pratiche di riuso e delle trasformazioni dei manufatti librari. Le pergamene recuperate nelle legature e i documenti rifunzionalizzati raccontano una storia fatta di stratificazioni, cancellazioni e rinascite, nella quale il restauro contemporaneo diventa strumento di ricerca e di ricostruzione della memoria. A fare da cornice teorica al numero interviene Alessandro Beltrami, che propone una riflessione sul valore culturale del frammento. Lontano dall’essere uno scarto, ciò che rimane dopo una perdita o una frattura conserva infatti una propria capacità di significare. Il frammento diventa così figura dell’esperienza umana, richiamando il limite della conoscenza e l’impossibilità di ricondurre il reale a un ordine totalmente controllabile.
La prospettiva si allarga quindi all’archeologia e alla trasmissione dei testi con l’articolo di Luigi Bignami, che ripercorre alcune sorprendenti vicende di sopravvivenza della cultura antica. Dai papiri ritrovati nelle mummie egizie ai rotoli carbonizzati di Ercolano, fino alle discariche di Ossirinco, la storia della letteratura antica mostra come molti testi siano arrivati fino a noi grazie a circostanze impreviste, trasformando il caso in un decisivo alleato della memoria culturale. Il tema del frammento archeologico ritorna nel contributo di Andrea Fagioli, dedicato al restauro del celebre Torso di Livorno conservato al Museo archeologico nazionale di Firenze. Le analisi scientifiche e le nuove tecnologie applicate all’opera consentono di approfondirne provenienza, materiali e storia conservativa, mostrando come il frammento possa diventare un laboratorio privilegiato per la ricerca interdisciplinare. Dal prossimo autunno il bronzo sarà inoltre esposto nella mostra "Broken - Il potere del frammento" a Palazzo Strozzi.
Chiude il monografico un intreccio tra immagine, comunicazione e corpo. Nelle pagine dedicate alla mostra "Mimmo Rotella. 1945-2005", Elena Correggia mostra come i celebri décollage dell’artista abbiano anticipato molte dinamiche dell’attuale ecosistema comunicativo, fondato su flussi continui di immagini e informazioni. Lo strappo e la frammentazione diventano così strumenti per leggere criticamente la società dell’informazione. In dialogo con questa prospettiva, Eugenio Giannetta presenta il volume Il corpo in pezzi di Linda Nochlin, che ricostruisce la lunga storia del corpo frammentato nell’arte moderna e contemporanea, trasformando il frammento in una potente metafora della crisi, della memoria e dell’identità.
La sezione dei Percorsi si apre con un itinerario dedicato a sguardo occidentale, alterità e memoria coloniale. Stefano De Matteis presenta La prima volta che siamo stati bianchi di Maria Pace Ottieri (Sellerio), ricostruendo la spedizione condotta in Benin negli anni Settanta per realizzare un documentario sul vudù. Il viaggio diventa occasione per riflettere sui limiti dello sguardo occidentale e sulla difficoltà di comprendere culture profondamente diverse senza ridurle alle proprie categorie interpretative. In continuità, Lorenzo Fazzini analizza Tenebra di Paul Kawczak (Keller), romanzo ambientato nel Congo coloniale di fine Ottocento che mette in scena il lato oscuro del progetto civilizzatore europeo, mostrando come la violenza e la sopraffazione si annidino nel cuore stesso della modernità occidentale. 
Il Percorso successivo è dedicato a barocco, devozione e rappresentazione. Da un lato, Matteo Al Kalak presenta Il governo delle devozioni di Paolo Fontana (Carocci), volume che ricostruisce il complesso sistema di pratiche devozionali, reliquie, immagini e riti nella Genova dell’età moderna, mostrando come la religione fosse parte integrante della vita sociale e culturale. Dall’altro, Marco Bussagli recensisce Giovan Lorenzo Bernini. Il “padron del mondo” di Giovanni Morello (Edizioni Musei Vaticani), dedicato a uno dei protagonisti assoluti del Barocco europeo. Attraverso architettura, scultura, pittura e teatro, Bernini emerge come artista universale, capace di trasformare ogni opera in un’esperienza spettacolare e coinvolgente. 
Chiude il numero un Percorso dedicato a teatro e politica nel Novecento. Nel suo articolo, Gianni Santamaria prende in esame Il teatro di Mussolini di Patricia Gaborik (Garzanti), che analizza il ruolo assegnato dal regime fascista al teatro come strumento di formazione culturale e costruzione dell’“uomo nuovo”. Accanto a questo volume trova spazio “Eccoci!” (Cue Press), raccolta di scritti giovanili di Paolo Grassi e Giorgio Strehler pubblicati negli anni dei Gruppi universitari fascisti, testimonianza di una stagione culturale dalla quale sarebbero emerse alcune delle figure più importanti del teatro italiano del dopoguerra.

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