Da fuori a dentro

Il lutto diventa pace quando chi non c’è più smette di essere cercato fuori e resta vivo dentro di noi
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July 2, 2026
I miei genitori se ne sono andati via insieme sette anni fa. La mamma il due di aprile, papà il ventidue. Due strappi così ravvicinati da diventare uno solo. Non sto a dire del dolore, è cosa che tutti sanno se hanno amato e sono stati ricambiati. Si cerca consolazione, ma è dura rassegnarsi, soprattutto i primi tempi. Certo, c’è chi – fortunato – si convince di poter continuare a parlare coi propri cari. Non ci trovo niente di male, basta crederci. Io confesso di non averci neppure provato. La sensazione di vuoto incolmabile vinceva su tutto. Spesso andavo anche a trovarli al cimitero, e tra lapidi e cipressi mi pervadeva un illusorio senso di pace, ma davanti alla loro tomba non provavo sollievo. Più che a trovarli, la speranza mi aveva spinto fin lì a cercarli, impresa senza alcuna possibilità di successo.
Elaborare il lutto, si dice. Necessario, d’accordo. Ma come, esattamente? In quei giorni tristi il mio cruccio era perdere le loro tracce tangibili nel mondo, come se accettando l’assenza di entrambi tradissi la loro fiducia e la loro memoria. Poi, benefica e quasi inattesa, la svolta: ho digerito il distacco e ho smesso di inseguirli ovunque, facendomeli sempre sfuggire. Ora sono nel mio cuore, l’unico luogo dal quale non potranno mai più allontanarsi. Da fuori a dentro.

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