Ingiurie del tempo

Un ricordo tenero dei genitori, tra i limiti dell’età, la quiete di lui e la resistenza vitale di lei
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July 5, 2026
Col passare degli anni, si sa, l’udito e la vista calano. A volte pure l’olfatto. Attorno agli ottant’anni mio padre smise di percepire gli odori. La cosa non lo turbò più di tanto, anzi teorizzò che fosse un notevole vantaggio perdersi i molti sgradevoli miasmi prodotti dalle macchine e dagli uomini. Era un uomo capace di accogliere i mutamenti connessi all’età con filosofia, qualità che solo in parte ho ereditato. Assomiglio molto di più a mia madre, che letteralmente si spazientiva di fronte alle ingiurie del tempo e provava a opporsi, come avrebbe fatto di fronte a uno scandalo o a un’ingiustizia. Non certo atteggiandosi a giovane, non era il tipo, ma contrastando con la pratica tutti i tentativi di relegarla nel recinto degli anziani, termine che detestava con tutta sé stessa.
Tanto per dire, ha continuato a leggere – i libri erano la sua grande passione – fino ai suoi ultimi giorni, malgrado gli occhi non la assistessero quasi più. E ascoltava per molte ore al giorno la radio, peraltro a un volume impossibile. Mio padre le stava accanto e non protestava, quieto come nel suo stile, nella sua sopravvenuta sordità. Ripenso con tenerezza a quando, dopo la mia visita serale, chiudevo la loro porta su quel frastuono che li isolava dal mondo. E mi si stringe il cuore.

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