Figli delle stelle
di Gioele Dix
La paternità non è un obbligo, ma per chi la accoglie può diventare un dono immeritato: fatica, grazia e bellezza
Una doverosa premessa. Fare figli non è obbligatorio. C’è chi sceglie di astenersi a ragion veduta: perché non si sente all’altezza, perché vuole sentirsi più libero, perché pensa che il mondo sia già affollato abbastanza. Motivazioni del tutto legittime e – perché no – rispettabili. Sono convinto che “crescete e moltiplicatevi” vada inteso come suggerimento, non come imposizione. Anche per non gettare in un ingiusto sconforto chi figli non può averne, anche se vorrebbe tanto. Per parte mia invece mi sentivo portato fin dall’adolescenza e sapevo di poter diventare un buon padre. Se ci sia riuscito sul serio è opinabile, non sono certo neppure di aver fatto del mio meglio, perlomeno non sempre. Però ci ho messo (e ci metto) cuore, fatica, impegno.
Senza nulla a pretendere, né affetto né riconoscenza, sarebbe il peggiore di tutti gli errori. Una bimba – ora donna – e due maschietti, ancora da crescere. Sono stato (e sono) papà in stagioni diverse, impulsivo e svagato agli esordi, più lucido ma arrendevole nel tempo presente. In ogni caso, senza di loro non so che sarei, una specie di vuoto a perdere forse. Sono grato per aver ricevuto in regalo tanta grazia e bellezza. E passo sopra a ogni loro imprecisione, squilibrio, stortura. I miei figli, premio ben superiore ai miei meriti.
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