Madeleine e le undici crocerossine
che sfidarono Stalin

Philippe Maynial
ricostruisce le gesta
della zia pediatra
Madaleine Pauliac e dello “Squadrone blu”: undici autiste
e infermiere francesi nella Polonia sotto il tallone dell’Armata rossa
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July 6, 2026
Madeleine e le undici crocerossine
che sfidarono Stalin
Una scena del film “Agnus Dei” (2016), basato sulla storia della pediatra Madeleine Pauliac
È stata una pediatra all’Hopital des Enfants-Malades di Parigi, specializzata negli anni Quaranta in tracheostomia d’urgenza, contemporaneamente ha partecipato alla Resistenza dei maquis al nazismo; arruolatasi come ufficiale medico, venne poi inviata - a guerra appena finita - da Charles De Gaulle, capo del governo provvisorio, a Mosca e nelle terre occupate dall’avanzata dell’Armata Rossa, in particolare a Varsavia, per collaborare dal punto di vista sanitario, ma non solo, al rimpatrio di civili e militari francesi. Lì ha toccato con mano le devastazioni della guerra e le violenze ancora perpetrate dai soldati e del regime staliniano.
Madaleine Pauliac è stata tutto questo, anche se al grande pubblico è nota soprattutto per essersi spesa in favore dei bambini avuti dalle suore di un convento in Polonia violentate dai militari sovietici. È la vicenda su cui è incentrato il fortunato film Agnus Dei del 2016, il cui soggetto è stato scritto dal nipote di Madeleine, Philippe Maynial, già responsabile dei diritti esteri della casa cinematografica Gaumont e ora direttore di Babylone Productions. Un uomo di cinema che si è fatto ricercatore storico, ma soprattutto un innamorato della figura della zia, venerata in famiglia, sulla quale tuttavia egli stesso, che non l’ha mai conosciuta, sapeva poco. Il suo amore per la Polonia Madeleine l’aveva, infatti, pagato con la vita nel 1946 a causa di un misterioso e sospetto incidente stradale. «Probabilmente eliminata dai servizi segreti dell’NKVD. Nelle sue missioni aveva visto e fatto troppo. Avrebbe potuto denunciare gli orrori perpetrati nel dopoguerra dall’Armata Rossa in Polonia», scrive Maynial in Lo squadrone blu. Madaleine Pauliac e le Crocerossine che sfidarono Stalin (1945-1946) edito da Ares (pagine 256, euro 18,00), titolo che riprende quello dell’edizione americana del 2025, mentre quella francese del 2017 era titolata Madeleine Pauliac: l’insoumise . L’indomita.
Madeleine ha iniziato a uscire dall’oblio quando nel 2006 Anne-Marie Pouliac-Maynial, poco prima di morire, ha affidato a suo figlio, l’autore del libro, un plico con foto, lettere, un diario e alcuni rapporti, stilati dalla sorella, sulle missioni portate a termine a Est. «Questo è tutto ciò che rimane», gli disse. Ma c’era altro. E Maynial è andato alla sua ricerca, rovistando nella documentazione archivistica e sentendo testimonianze orali, tra le quali quella – preziosissima – di Simone Saint-Olive, detta “Sainto”, l’unica ancora in vita del gruppo di undici crocerossine che collaborò con Madeleine nella missione Oltrecortina. «Le ambulanze hanno attraversato in lungo e in largo la Polonia, la Pomerania e la Prussia orientale. Hanno fatto 3 incursioni in territorio sovietico, percorso complessivamente 40.000 chilometri. Un migliaio di uomini è stato rimpatriato in Francia. Sono state portate a temine 200 missioni», il bilancio stilato da Madeleine sulle operazioni.
Lei e lo Squadrone blu, così detto per il colore delle divise date loro dagli americani, sono le protagoniste di un libro che dà conto di un’attività umanitaria portata avanti a sprezzo del pericolo da un manipolo di donne votate all’aiuto del prossimo. Prima di lavorare insieme a Varsavia i percorsi furono, però, diversi. Madeleine arrivò in aereo a Mosca e di lì tra mille difficoltà (e sotto l’occhio vigile dei servizi sovietici) organizzò la missione a Varsavia, conoscendo da vicino gli orrori dei tedeschi a Majdanek, ma anche la presa di Danzica da parte russa. La crocerossine dellUnità 1 - guidata da Violette Guillott - .partirono invece via terra da Parigi per una missione in Germania e attraverso un avventuroso viaggio (anche per loro ci fu la tappa nell’inferno di Dachau) arrivarono anche loro in Polonia. Erano sei infermiere e cinque autiste: oltre a “Sainto”, c’erano, tra le altre, l’amica Jeanine Robert “Petit Bob”, Michelin Reveron “Miche”.
Maynial si domanda cosa spinse i vertici francesi ad affidare a una donna un incarico così delicato e pericoloso. Madeleine era in anticipo sui tempi. Si era realizzata in un lavoro dove le donne erano poche. E aveva sì un fidanzato amatissimo, Gilles, con il quale voleva metter su famiglia. Ma ci pensò la guerra a dividerli per sempre. De Gaulle pensò a lei per vari motivi: patriottici, era figlia di un caduto nella Grande guerra e aveva preso parte alla Resistenza; professionali, ma anche per la sua determinazione e capacità di dialogo. Sulla pelle dei francesi rimasti nelle zone sovietiche si giocava, infatti, un vero e proprio braccio di ferro con Stalin, il quale aveva assunto un atteggiamento ostile verso l’alleato di guerra e cercava di trattenere i comunisti francesi per farne un reparto al servizio suo e della causa comunista. Restava però anche il nodo spinoso di quei prigionieri collaborazionisti di Vichy inquadrati nelle Waffen-SS, tra i quali si annidavano tedeschi che si facevano passare per alsaziani o lorenesi in modo da farla franca. E partire via mare da Odessa dopo infiniti peripli. Madeleine si recò a Katowice per sbrogliare la situazione dal punto di vista diplomatico. Ma soprattutto per tenere fede a quel giuramento di Ippocrate che le imponeva di curare tutti, anche chi aveva collaborato con i carnefici. Ad accompagnarla c’era il dottor Charles Liber, altra figura straordinaria del libro. Ufficiale medico anche lui, preso prigioniero dai nazisti era stato inviato in un campo di prigionia polacco, dal quale all’arrivo dell’Armata Rossa era fuggito a Varsavia. Di lì avrebbe potuto far ritorno a casa. Invece decise di restare. Maynal racconta di aver contattato il figlio, anche lui dottore, nella speranza di conoscere qualcosa di più, e che questi è invece è scoppiato in lacrime nel venire a conoscenza di fatti dal padre sempre taciuti.
Uno dei documenti della Croce Rossa ritrovati da Maynial testimonia delle lodi che i due medici ricevettero. Ma soprattutto di come Madeleine sia diventate un simbolo, per avere aiutato non solo i francesi, ma anche i polacchi. Come quei bambini nati da uno stupro, i cui figli e nipoti ancora oggi sono testimoni di una storia fatta di male urlato e di bene silenzioso.

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