Reading poetico

Un incontro con Derek Walcott e una lezione sulla poesia: leggerla senza esibirsi, lasciando parlare le parole
Google preferred source
July 11, 2026
Leggere versi di fronte a chi li ha composti è un’esperienza che non dimentichi, specie se si tratta di un poeta conosciuto in tutto il mondo. Questo mi capitò anni fa a Roma con Derek Walcott, Premio Nobel per la Letteratura 1992. Ricordo quanto mi impegnai per restituire lo spirito con cui aveva scritto le sue splendide liriche. Sapevo che il segreto di un buon reading poetico sta nell’evitare l’enfasi e l’autocelebrazione. L’attore (o l’attrice) devono mettere da parte il proprio narcisismo e dare corpo alle parole altrui con misura e delicatezza, senza strafare. Il vero fine dicitore non gigioneggia e non si cura assolutamente di far innamorare il pubblico del timbro sublime della propria voce.
O meglio, se ne cura – perché è più forte di lui (o di lei) – ma non lo dà assolutamente a vedere. Derek Walcott assistette alle letture seduto sul palco al mio fianco e alla fine mi ringraziò. Commosso gli chiesi allora di compensarmi con un suo autografo sulla pagina della mia poesia preferita, Winding up. Contiene il verso che vorrei in epigrafe sulla mia biografia, se qualcuno mai la scriverà. “Certe cose non le scegliamo noi, ma siamo quello che abbiamo fatto”. Lucido, potente, definitivo. Nota a margine: quella sera, in effetti, la mia voce aveva un timbro quasi sublime.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire