Anni fa un caro amico psicanalista, uomo acuto non soltanto per mestiere, mi raccontava di sua figlia e della sua indolenza. Ne parlava con affetto e una punta di ammirazione, riconoscendole un certo talento nel gestire la propria incapacità di andare a fondo nelle cose.
La ragazza aveva già attraversato varie passioni, tutte intense, tutte brevi e in quel periodo, anche per via di un nuovo fidanzato piuttosto spirituale, progettava di dedicarsi alla meditazione trascendentale. È probabile fosse attratta dall’idea di una pratica contemplativa e rilassante, ignorando che in realtà è faticosissima e richiede disciplina, costanza, esercizio quotidiano. Il padre la osservava con l’occhio di chi conosce bene gli esseri umani e mi consegnò la sua diagnosi fulminante. “Sai, a lei piacerebbe fare lo yoga senza farlo”. Una frase che descrive a meraviglia l’aspirazione comune a molti di noi.
In quanti vorremmo godere di tutti i benefici dell’impegno senza il fastidio di doverlo affrontare, suonare senza studiare, sapere senza leggere, arrivare senza partire. Purtroppo invece la fatica è al momento inevitabile, un metodo per faticare senza faticare ancora non si è trovato. Piuttosto, vi chiederete: come è finita con la ragazza e il suo fidanzato? Nel modo più ovvio, lei è tornata single.
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