La cura
di Gioele Dix
Il grooming si insinua nei vuoti lasciati dall’ascolto. La prima difesa è esserci.
Certe parole sanno travestirsi, e quando lo fanno mettono i brividi. In inglese col termine grooming si indica la cura che un animale dedica a un proprio simile: lo pulisce, gli riordina il pelo e intanto – dicono gli etologi – stabilisce chi comanda nel branco.
È con questa stessa parola che oggi si definisce l’adescamento online dei minori, quel processo lento e paziente grazie al quale un predatore costruisce in rete una relazione intima con la sua giovane vittima, convincendola di essere l’unica persona in grado di capirla e proteggerla. Si tratta di violenza, ma ciò che più inquieta è la sua maschera. Il predatore non minaccia, ascolta. Non pretende, lusinga. È sempre presente, risponde subito, non giudica mai. Tutto quello che un adolescente vorrebbe dagli adulti e non sempre riceve. La tecnologia c’entra solo fino a un certo punto, la rete è il luogo della trappola.
Il grooming funziona perché occupa un posto lasciato vuoto. Mi ha colpito questa faccenda e ho voluto documentarmi, saperne di più. Non ho lezioni da dare a nessuno, come genitore ho fatto e faccio quello che posso per evitare il silenzio, per offrire l’attenzione, per ribadire (qualche volta con vigore) il mio sostegno. Questa è la cura che offro ai miei piccoli. Anche a quelli nel frattempo diventati grandi.
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