Luoghi comuni
di Gioele Dix
L’ironia nasce da uno sguardo sghembo sulla realtà: per questo i comici, lontano dal palco, non sono necessariamente persone allegre.
“Il luogo comune è là dove sono le cose” dice Aristotele con lapidaria semplicità. Intende che il giudizio condiviso dalla maggioranza non è necessariamente superficiale e sommario. È l’esperienza di molti a fare testo. L’affermazione non nega il peso del singolo, ma piuttosto lo rafforza, esaltando il valore di ogni variazione dallo stereotipo.
Per esempio, si dice che i comici in privato non siano persone allegre. Una questione che mi è stata posta decine di volte sia come domanda “ma è vero che dopo lo spettacolo vi sentite infelici e depressi?”, che come asserzione “sfido che siete seri, ne avrete fin sopra i capelli di far ridere la gente”. Opinioni più che fondate da un punto di vista aristotelico. In effetti, immaginarci a casa intenti a far sbellicare i familiari è poco credibile. Ognuno affronta la vita quotidiana come meglio crede, o come può, dato che di problemi ne abbiamo tutti.
La differenza forse sta nell’assenza del pubblico: quando si esibisce il comico cambia faccia e corpo. Ciò che non muta è il punto di vista, lo sguardo sghembo sulla realtà. L’ironia si nutre di tutto ciò che non va. Ecco perché spesso il buonumore latita. Anche se basta una battuta per tirarci su. Diceva Groucho Marx: «Questi sono i miei principi. Se non vi piacciono, ne ho degli altri».
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