Come due gocce d’acqua
di Gioele Dix
Il ricordo dell’amico Renzo, scomparso tragicamente a poco più di trent’anni: un’amicizia profonda, libera e irripetibile, vissuta nella certezza di potersi un giorno ritrovare
Oggi il mio amico Renzo Marotta avrebbe compiuto settantadue anni. Ne aveva poco più di trenta quando fu vittima di un gravissimo incidente in autostrada. Quel pomeriggio accompagnai il padre, sconvolto quanto me, all’obitorio per il riconoscimento. Il suo corpo addormentato dentro un cassetto frigorifero è l’ultima immagine terrena che ho di lui.
Nulla è stato più come prima, la mia vita divisa in due, quella con Renzo e quella senza di lui. Un legame profondo, come se fossimo fratelli, anzi di più perché ci eravamo scelti, al riparo dalla retorica e dagli obblighi di parentela. Gli ho dedicato uno spettacolo al Meeting di Rimini nel 2016, a trent’anni dalla sua scomparsa, il titolo ispirato a un verso di Wislawa Szymborska: “Diversi come due gocce d’acqua”. È la perfetta sintesi spirituale di un’amicizia che l’abuso di troppe parole rischierebbe di banalizzare.
Eravamo differenti in tutto o quasi, abitudini, inclinazioni, provenienza familiare e religiosa, eppure ci intendevamo alla perfezione e crescevamo in consapevolezza specchiandoci l’uno nell’altro. Con lui mi sentivo libero di essere ingenuo, fragile, trasparente. Ero me stesso, senza calcoli né recite. È dal giorno del suo funerale che confido nella Provvidenza: sono certo provvederà a farci ritrovare. Non vedo l’ora.
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