Memoria piena

La memoria cambia con l’età: tra nomi che sfuggono e piccoli vuoti, resta una strategia possibile, allenare il cervello con realismo e ironia
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September 16, 2026
Col tempo tocca fare i conti con la propria memoria. Intendo con il suo funzionamento. A me, per esempio, capita di incagliarmi durante le conversazioni, non mi vengono in mente i nomi. È molto irritante. Se sono con persone affettuose, mi dicono che capita a tutti, anche a gente molto più giovane. So che non è vero, ma apprezzo la delicatezza. Purtroppo, il decadimento cognitivo è inevitabile, si può soltanto provare a rallentarlo con una buona forma fisica e mentale, essendo attivi, reattivi, tonici, aperti e disponibili verso il mondo.
Come se fosse facile. Oltretutto non dipende da noi, se non in minima parte. Siamo nelle mani di Dio diceva mia nonna con un misto di agitazione e sollievo. E difatti le preghiere sono molto consigliate, a patto di non averle dimenticate nel frattempo. C’è chi punta sulla genetica, “il bisnonno è morto a novantasei anni”, ma bisognerebbe vedere come ci è arrivato.
C’è chi si dedica alle parole crociate salvo cercare le definizioni su google. C’è chi cambia dieta e diventa ultrà del salutismo, però su spritz e apericena del venerdì non transige. Per quanto mi riguarda, avrei scelto la strategia per il futuro: tenere allenato il cervello e nutrirlo di realismo e ironia proprio come nei ragionamenti che ho fatto fin qui. Se solo mi ricordassi quali.

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