Un nuovo edificio per la Biblioteca del Papa. L'architettura contemporanea torna dentro le mura vaticane

Leone XIV ha disposto la costruzione di una grande architettura di sei piani per sopperire alla carenza di spazi di Biblioteca e Archivio vaticani. Pagazzi: «Sua precisa volontà è di affidare il progetto, con un concorso a inviti, a un grande architetto internazionale»
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September 14, 2026
Un nuovo edificio per la Biblioteca del Papa. L'architettura contemporanea torna dentro le mura vaticane
Papa Leone XIV e monsignor Giovanni Cesare Pagazzi in occasione dell'inaugurazione di "AQVA - Catastrophe and Wonder" alla Biblioteca Apostolica Vaticana / Reuters / Vincenzo Livieri
L’architettura contemporanea torna dentro le mura vaticane. Leone XIV ha firmato un chirografo che apre uno cantiere storico: la costruzione di un nuovo edificio destinato alla Biblioteca Apostolica Vaticana e all’Archivio Apostolico Vaticano. La decisione, annunciata nello stesso giorno della visita del Papa alla Biblioteca per l’inaugurazione della mostra “AQVA. Catastrofe e meraviglia”, risponde alla necessità urgente di nuovi spazi.
Negli ultimi decenni, si legge nel documento, il «considerevole incremento» del patrimonio bibliografico della Santa Sede e della «produzione documentaria delle sue istituzioni» ha reso «insufficienti» gli spazi oggi a disposizione dell’Archivio e della Biblioteca. L’area destinata all’intervento è quella della cosiddetta Fontana dell’Autoparco, con gli spazi adiacenti. Il Papa chiede che il nuovo complesso sia realizzato «secondo i più moderni principi architettonici e tecnologici», in modo da rispondere alle necessità di conservazione, sicurezza, consultazione e gestione del patrimonio. Papa Francesco aveva individuato presso l’area extraterritoriale del Laterano «un luogo adatto allo scopo» ma negli ultimi mesi si sono presentate «inedite opportunità per realizzare nuovi spazi all’interno del territorio dello Stato della Città del Vaticano», si legge nel documento, «senz’altro preferibili per molteplici ragioni alla soluzione già individuata». Per «reperire le risorse finanziarie necessarie alla costruzione degli spazi» e per una efficace gestione delle risorse, Leone XIV stabilisce che entrambi «in qualità di Enti fondatori e promotori», costituiscano «una fondazione strumentale vaticana».
La portata dell’intervento è chiarita da monsignor Giovanni Cesare Pagazzi, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. «La necessità del nuovo edificio è dovuta alla saturazione degli spazi della Biblioteca Apostolica Vaticana e dell’Archivio Apostolico Vaticano, ma anche alla volontà precisa di mantenere all’interno delle mura vaticane la realtà della Biblioteca e dell’Archivio, perché si tratta di istituzioni che custodiscono materiali sensibili e delicati». Si tratta di un edificio destinato a cambiare urbanistica e skyline della Città del Vaticano: «Del nuovo edificio sono già stati approvati volumetria, altimetria e coni visivi, ovviamente non la forma architettonica», spiega Pagazzi. «Si tratterà di un edificio di sei piani più un seminterrato, con una superficie di circa 3.500 metri quadrati per livello, che sorgerà nell’area compresa tra l’edificio della Posta Vaticana e le mura di Bramante, affacciandosi sulla via di Sant’Anna». Ma non si tratta solo di trovare metri quadrati aggiuntivi: il progetto porta con sé un valore istituzionale e culturale eccezionale: «La precisa intenzione di Leone XIV è quella di affidare il progetto a uno studio di architettura di fama internazionale attraverso una gara riservata su invito. È evidente che, dato il contesto architettonico di straordinaria rilevanza, si tratta di un intervento di rilievo storico. Chi sarà chiamato a progettare questo edificio avrà l’onore e l’onere di lavorare accanto a Bramante e Michelangelo». Pagazzi colloca il nuovo edificio nella storia recente dell’architettura vaticana. «Di fatto, dopo l’Aula Paolo VI, è il primo grande intervento di architettura contemporanea all’interno delle mura vaticane. Tra l’altro, il nuovo edificio andrà proprio a costruire un asse con l’aula delle udienze progettata da Pier Luigi Nervi».
Il complesso avrà una destinazione mista e funzionale. «Il nuovo edificio, destinato in parte all’Archivio e in parte alla Biblioteca, oltre, come indica il chirografo, a servizi dello Stato della Città del Vaticano, ospiterà depositi, laboratori, aree multimediali e postazioni per la consultazione. È previsto anche un cortile interno e un collegamento sotterraneo con le strutture esistenti». L’intervento si pone in perfetta continuità con la grande tradizione della committenza pontificia: «Vorremmo che all’ingresso ci fosse un intervento artistico importante, capace di fare da pendant contemporaneo al cinquecentesco Salone Sistino. Anche in questo caso, come già nell’Aula Paolo VI con il Cristo risorto di Fazzini, architettura e arti visive dovranno dialogare».
Quanto ai tempi, conclude Pagazzi, «ora si dovrà iniziare il fundraising, poi procedere con la gara di progettazione e con la presentazione del progetto all’Unesco. L’ipotesi è di avviare i cantieri prodromici entro la fine del 2027-inizio 2028, aprire il cantiere principale nel 2029, centenario dei Patti lateranensi, e chiuderlo nel 2032 per inaugurare il nuovo edificio nel 2033, in occasione del Giubileo della Redenzione».
Si rinnova con questa decisione la scelta di Prevost di collocarsi in continuità con Leone XIII, il papa che aprì l’Archivio agli studiosi e diede grande incentivo alla Biblioteca, trasformando – lo ha ricordato Leone XIV stesso inaugurando la mostra – significativamente una sala d’armi in una aula di studio, l’attuale Sala Leonina. Il pontificato di Prevost si presenta sempre più stratificato e complesso, proprio come il pontificato di Pecci che non può essere semplificato nella sola immagine della Rerum novarum. E l’investimento culturale che il chirografo annuncia appare destinato a una forma profetica e gentile di testimonianza. Così infatti conclude proprio il discorso inaugurale di “AQVA” «Segno di questa cordialità culturale è pure la gentile diplomazia che trova tra i documenti e i libri dell’Archivio e della Biblioteca Vaticani una via aperta, uno dei “varchi di riconciliazione” di cui parla l’enciclica Magnifica humanitas. E allora, avanti! Fedeli al passato e fedeli al futuro, con i linguaggi e i mezzi che vi sono propri, trovate nuovi varchi di riconciliazione».

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