Il Vangelo di Marco riunito ad Aquileia

Una mostra ricostruisce la storia del "Codex Foroiuliensis", evangeliario del VI secolo i cui pezzi sparsi tornano insieme dopo 700 anni
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September 12, 2026
Il Vangelo di Marco riunito ad Aquileia
Cividale, Museo Archeologico Nazionale. Explicit dell’Evangelario di san Marco / Fondazione Aquileia
Da oggi al 25 aprile 2027 Palazzo Meizlik ad Aquileia (Udine) ospita la mostra internazionale dal titolo "Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”. Fortemente voluta dalla Fondazione Aquileia curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa, l’esposizione mette al centro uno dei manoscritti più venerati e rilevanti del Medioevo: il Vangelo di san Marco. Un libro attorno al quale tre città (Aquileia, Venezia e Praga) hanno costruito la propria identità in un’area sospesa tra Occidente e Oriente.
Con l’Editto di Milano del 313, che stabiliva la libertà di culto nell’Impero Romano, venne costruito ad Aquileia uno dei più antichi complessi cristiani del mondo. Ben presto divenne sede metropolita e centro di diffusione del cristianesimo in Europa centrale e nei Balcani. Ancora oggi la Basilica aquileiese rappresenta uno dei monumenti più importanti per la storia dell’Occidente tanto che dal 1998 è patrimonio Unesco.
Attraverso un vasto materiale documentale e un'aula immersiva, il percorso espositivo ricostruisce l'evoluzione millenaria di una storia europea, risalendo a un’epoca in cui popoli slavi, mondo carolingio, papato e Bisanzio si confrontavano in un tempo in cui la religione e il mito servivano a legittimare il potere e i confini.
«Per la prima volta dopo 700 anni – spiega ad Avvenire il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo - vengono riunite le tre parti superstiti del Vangelo di san Marco che la “Legenda Marciana” vuole autografa dell’evangelista». I tre frammenti appartenevano originariamente a un evangeliario su pergamena risalente al VI secolo e proveniente dal Ravennate, oggi noto come “Codex Forojuliensis”, dall’antico nome di Cividale (Forum Iulii). Il libro è vergato in onciale, un carattere maestoso riservato ai testi sacri. In origine conteneva i quattro Vangeli nella versione latina di san Girolamo. Giunse ad Aquileia verso la metà del IX secolo all’epoca del patriarca Teodemaro. Da allora fu venerato come uno dei più importanti testi liturgici della Chiesa aquileiese.
Secondo gli Atti degli Apostoli, Marco era discepolo e collaboratore di Pietro. La tradizione cristiana gli attribuisce la stesura del primo Vangelo, che probabilmente avvenne a Roma sotto dettatura dello stesso Pietro. In base alla “Legenda”, ripresa e diffusa dal patriarca Paolino di Aquileia (VIII secolo), Pietro, dalla sua sede romana, incaricò Marco di fondare la prima comunità cristiana aquileiese. Una volta tornato a Roma, condusse con sé Ermacora perché fosse consacrato vescovo dallo stesso apostolo; quindi proseguì il proprio cammino fino ad Alessandria d'Egitto, dove viene collocato il martirio dell'evangelista. È su questa leggenda, che appare già consolidata al tempo di Paolo Diacono (fine VIII secolo), che la Chiesa di Aquileia costruì la rivendicazione della propria origine apostolica. Elemento chiave anche nei rapporti, spesso conflittuali, con Venezia, che pose a fondamento della propria identità religiosa e politica il leone alato dell’evangelista, le cui reliquie furono sottratte ad Alessandria nell’ 828.
Tra il XII e il XIII secolo, il libro di Marco fu estratto dal codice di Cividale ed ebbe vita autonoma. Nel 1354 Carlo IV di Lussemburgo, in viaggio verso Roma per ricevere la corona imperiale, chiese al fratellastro Nicolò, patriarca di Aquileia, una parte del celebre manoscritto per la cattedrale di san Vito a Praga. Nella capitale della Boemia entrò così in processione solenne, racchiuso in un reliquiario d’oro e gemme. Integrato nella tomba di san Venceslao è tutt’ora il primo cimelio dello stato ceco. La restante parte dell’Evangelario di san Marco rimase ad Aquileia fino alla conquista veneziana del Friuli quando, nel 1420, il Doge Tommaso Mocenigo ne rivendicò il possesso per ricongiungerlo al corpo dell’evangelista, conservato nella basilica a lui dedicata. L’acquisizione del manoscritto rafforzava così la legittimazione simbolica e religiosa della Serenissima e celebrava anche la sottomissione del patriarcato di Aquileia a Venezia. Oggi di quei quaderni, custoditi nella teca reliquiario del Tesoro, restano le preziosissime coperte opera dell’oreficeria veneziana (XIV secolo) lavorate in argento dorato a sbalzo. I fogli in pergamena, invece, furono gravemente danneggiati dall’umidità e oggi risultano in gran parte illeggibili.
Dal XIII secolo, dunque, l’antico codice di Cividale rimane con i soli Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni oltre all’incipit e all’explicit (pagina iniziale e finale) di Marco. Una delle sei sale espositive racconta come la rivalità tra Aquileia e Venezia si sia combattuta anche per immagini, tra i mosaici absidali di san Marco e il ciclo di affreschi della cripta della Basilica di Aquileia, e come la Repubblica veneziana abbia progressivamente arricchito la “Legenda” di nuovi episodi, fino alla profezia dell'angelo che annuncia a Marco il luogo del suo riposo eterno proprio nella città lagunare. Tra i pezzi preziosi della mostra anche otto formelle della Cattedra eburnea di san Marco, in prestito dal Castello Sforzesco di Milano e l'architrave della pergula di Grado (810 circa), l’attestazione più antica del culto di san Marco in Occidente al di fuori di Roma.
Infine, la mostra mette in luce un altro aspetto del codice. Tra la seconda metà del IX e gli inizi del X secolo, prima dello smembramento, l'Evangeliario aveva assunto la funzione di “Liber Vitae” (Libro dei Viventi). Ai margini delle pagine del Codice di Cividale, pellegrini e visitatori annotavano il proprio nome: oltre 1.500, oggi ancora leggibili. Tra questi l’imperatore Ludovico II, il duca croato Trpimir, vescovi, ambasciatori e semplici viandanti giunti dalla Baviera, dalla Bulgaria e da Bisanzio. Un documento eccezionale per lo studio della formazione degli Stati dell'Europa orientale.
Per comprendere al meglio questa mostra bisogna immergersi nel Medioevo, quando un codice simile non era un semplice libro ma veniva considerato una reliquia da contatto. Un oggetto che l'Evangelista aveva toccato e che poteva conferire a chi lo possedeva, un'autorità spirituale enorme. Fu quindi la sua fama a determinarne lo smembramento. «Per questo riunire oggi ad Aquileia le tre parti superstiti del Vangelo di Marco significa rendere nuovamente visibile un legame che la storia ha interrotto senza però cancellare e riconoscere che l’Europa cristiana ha radici profonde fatte di viaggi, incontri e legami tra popoli diversi che esistevano molto prima delle sue istituzioni», conclude Corciulo.
La mostra è sostenuta da Regione Friuli Venezia Giulia, Ministero della Cultura, Promoturismo FVG in collaborazione con il Comune di Aquileia, la Basilica di Aquileia, il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli afferente al Museo storico e Parco del Castello di Miramare - Direzione regionale Musei nazionali del Friuli Venezia Giulia, la Procuratoria di San Marco di Venezia, il Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga, l’Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria della Presidenza della Repubblica ceca e l’Arcidiocesi di Praga. Ulteriori informazioni fondazioneaquileia.it - ilvangelodimarco.org

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