La straordinaria storia di Nico Acampora e di PizzAut: «Non smettiamo di far lievitare i sogni»
A colloquio con il “papà” della Fondazione Onlus, che ci ha parlato dei progetti realizzati e da realizzare con i ragazzi autistici. Nel 2027 alla Iulm di Milano aprirà il terzo locale. «La dignità ha bisogno di un lavoro retribuito»

Nel 2027 saranno 10 anni dalla Fondazione Onlus PizzAut. La pazza idea sfornata da Nico Acampora, napoletano di nascita, classe 1971, ex educatore a Cernusco sul Naviglio dove aveva fondato i Cag (Centri di Aggregazione giovanili). Un guru barbuto del Terzo Settore, supportato da sua moglie padre di due figli, Giulietta e Leo al quale, a 2 anni, venne diagnosticato l’autismo. Una sentenza senza appello per ogni famiglia con un figlio autistico la cui prima reazione è peggio di una quintalata di pomodori scagliati addosso alle nostre coscienze. Ma è stato proprio Leo a mettere per primo le mani in pasta e a preparare quella pizza per una cena tra amici che è stata l’ultima cena privata. Perché quel problema, l’autismo, è diventato il pasto quotidiano da mettere in tavola, per tutti. Il sogno febbrile di Nico, fatto una notte del decennio scorso, oggi è diventata l’utopia concreta che porta il nome dell’ormai premiata ditta di PizzAut. Al primo video-spot pubblicato su Facebook con l’aiuto di Matteo e Kekko della band dei Modà, sono seguiti i messaggi di incoraggiamento di artisti, politici, volti noti e non, a perseguire quel sogno ad occhi aperti di un padre che con sua moglie Stefania e tutti i volontari di PizzAut sono diventati i genitori di ogni figlio autistico d’Italia, e non solo. Un inizio vulcanico quello di Nico che la pubblica ottusità mascherata da hater ha tentato di frenare sul nascere vomitando sui social insulti tipo: “Acampora, se lei pensa di riuscirci, è più handicappato dei suoi ragazzi” e poi “Lei è un razzista perché fa lavorare solo ragazzi autistici”. La risposta al fango è stata fare un passo alla volta continuando a coltivare i sogni. La storia di Nico Acampora e quella di PizzAut la potete leggere nelle pagine di Vietato calpestare i sogni. La straordinaria storia di PizzAut e dei suoi ragazzi (Solferino). Quasi un best seller, quello scritto da Nico Acampora con Elisabetta Soglio. Una storia straordinariamente tenera e umana in cui l’ingrediente naturale e imprescindibile è quello che Lollo chiama «l’ammoreeee».
Lollo, con Matteone, Francescone, Lorenzo il Teppa, Matteino e Leonardo il Conte, è stata la prima squadra speciale di pizzaioli che accompagnò Nico alla trasmissione Mediaset Tù sì que vales. Una notte da re, in cui fecero ridere e piangere Maria De Filippi e tutto il suo cast guadagnandosi quel quarto d’ora di celebrità che non si è mai interrotto. Merito della forza dell’amore di padri come Elio delle Storie Tese. Elio cura la prefazione di "Vietato calpestare i sogni" e con il figlio Dante, 16enne, autistico, è entrato far parte del meraviglioso mondo di PizzAut. Una favola, dove le lacrime, la fatica e il sudore degli inizi sono diventate scintille luminose di piccole stelle che adesso sciamano eleganti e in grembiule rosso (quello degli assunti a tempo indeterminato, e sono arrivati a 41) da un tavolo all’altro chiedendo la comanda al cliente che esce sempre soddisfatto e rimborsato, soprattutto nell’anima. «La prima casa di PizzAut è stata quella di Cassina de’ Pecchi, inaugurato nel 2021, il 2 aprile in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo - racconta Nico Acampora - . In sala tavoli più grandi delle misure standard, una riga rossa a delimitare la striscia davanti alla quale i camerieri presentano i menù e possono appoggiare piatti e vassoi. Numero del tavolo bello visibile in rilievo. Il sogno realizzato di Francescone qual era? Offrire un pranzo ai suoi genitori. Quello di Andrea invece era poter suonare il violino nel locale. Matteone desiderava solo un lavoro fisso».
Post di cuoricini su ogni obiettivo raggiunto. PizzAut incontra Premier, entra in Senato dove nella commozione generale si discute di andare oltre gli obblighi della “legge 68” riguardo all’ingresso di persone autistiche nel mondo del lavoro. «Ho detto basta con i lavoretti nelle cooperative sociali dove ho visto ragazzi autistici parcheggiati. Basta con l’emarginazione, con l’isolamento a volte involontario di chi prima di conoscerci stava chiuso in camera a conficcarsi una forchetta sulla fronte. La dignità non ha bisogno di lavoretti ma di un lavoro retribuito e a tempo indeterminato».
Il modello PizzAut si diffonde, smuove le coscienze dell’Europarlamento e incuriosisce suor Veronica Donatello arrivata da Roma in incognita per testare “la pizza più buona della galassia” e vedere all’opera i ragazzi di Nico. «Era la fine di settembre del 2021 – ricorda Acampora - . Primo impatto brusco, poi ci capiamo. Suor Veronica entusiasta, promette che ci porterà a Roma da papa Francesco. Promessa mantenuta da un’amica vera di PizzAut. Un incontro indescrivibile, anche se nel libro ci provo… Io avevo già dei precedenti importanti con la Chiesa: il mio amico don Luca Raimondi, di Cernusco come me, vescovo ausiliario di Milano, un giorno mi invita a tenere l’omelia al santuario dei padri Oblati di Rho dove viveva. La mia prima e unica omelia. Pazzesco». Nelle omelie laiche di PizzAut, verso la fine del turno serale, Nico prende il microfono e da showman con il cuore in mano racconta le miserie e gli splendori di ognuna delle vicende dei suoi ragazzi brindando e abbracciando quelli che prima di lavorare a PizzAut non abbracciavano neppure i propri genitori. «Un saluto speciale, con applauso, va sempre a quella lungimirante psicoterapeuta per cui una pizzeria gestita da autistici non poteva e non doveva neppure nascere. Facciamo un applauso anche a lei!». E invece PizzAut è nata, c’è e ha pure raddoppiato. Nell’ex area della Philips, affianco a Burger King, è sorto il secondo splendido locale di Monza. Fuori, accanto all’insegna si legge la scritta: “Siamo fatti di-versi perché siamo poesia”. Dentro, sono state scritte altre pagine di storia straordinaria. «Qui a Monza per dirne una è arrivata l’assunzione per Leo il Conte: ha firmato il suo contratto il 2 giugno 2023 giorno della festa della Repubblica. Lo ha fatto davanti a sua mamma Marzia che a suo marito Roberto piangendo ha detto: “Hai visto, non è stata fatica inutile”».
Il tanto lavoro fatto e buono, come una pizza Bombazza, l’ha toccato con mano anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto trionfante nella sua visita a PizzAut con tanto di Inno alla gioia suonato da Andrea. Orgoglio e dignità dei 41 cavalieri in grembiule rosso attorno alle tavole non rotonde di questo avamposto di autentica civiltà umana che ora “cerca case”. «Stiamo lavorando per l’autonomia abitativa dei ragazzi, così che la sera i genitori non dovranno più venire a riprenderli a mezzanotte ma soprattutto potranno fare vite indipendenti lavorando a un passo dalla loro nuova abitazione – spiega Nico - . Così a Cassina de’ Pecchi in una vecchia corte lombarda abbiamo acquistato cinque appartamenti e un sesto è in fase di ristrutturazione. A Monza abbiamo preso due appartamenti in una palazzina e li consegneremo come benefit aziendale». PizzAut lievita e si espande ancora: «Il 2 aprile o il 1°maggio 2027, PizzAut aprirà il suo terzo locale nel polo universitario della Iulm di Milano. Potremo dare lavoro ad altri 15-20 ragazzi e poi andremo a formare la futura classe dirigente, così che quando un giorno dovrà assumere un ragazzo autistico saprà chi si troverà davanti. Presto, tutte queste novità mi piacerebbe andare a presentarle con i ragazzi da sua Santità papa Leone XIV», dice Nico con la gioia del padre di famiglia che corre dalla mattina alla sera per continuare a coltivare i sogni di domani, senza mollare di un centimetro perché è convinto che «ognuno di noi deve essere il cambiamento che desidera». Quest’anno PizzAut ha guadagnato sempre più notorietà (ultimo visitatore: il fenomeno della Formula 1 Kimi Antonelli che il giorno dopo ha vinto il GP di Monza), ma ha perso anche due grandi e indimenticabili amici: Enrico Celeghin, il papà di Matteo e Gianfranco Cavaliere, il “Nonno”. «Era il nonno di Gabriele, veniva qui alla pizzeria per stare vicino a suo nipote. Scattava foto a tutti e poi le stampava per regalarcele… Lorenzo si è avvicinato per consolarmi e mi dice: “Nico non piangere, il Nonno ci farà le foto anche dal Cielo”. Poi Lorenzo va ad abbracciare Enrico, e io, abbracciando loro due abbraccio il mondo intero».
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