Le due sorelle
di Gioele Dix
Una vecchia foto della madre bambina riaccende il ricordo, la nostalgia e il desiderio impossibile di tornare a farle una domanda
Le foto dei genitori da piccoli hanno un fascino inspiegabile, forse perché raccontano un tempo che misteriosamente ti appartiene, ma puoi solo immaginare. Ho incorniciato una vecchia immagine in bianco e nero di mia madre bambina in compagnia di sua sorella. Non c’è data, ma presumo sia stata scattata alla fine degli anni Trenta.
Indossano due abiti molto eleganti in stile ottocentesco e hanno l’aria di essersi acchittate per il carnevale. Sorridono soddisfatte, la zia guarda di lato, mamma punta l’obiettivo. Il suo sguardo tenero mi stringe il cuore in una morsa. È lei, come non riconoscerla. Lo stesso candore che l’età adulta non riuscì mai a comprimere né spegnere del tutto. Penso ai versi di una poesia di Sandro Penna che sembrano ispirati dall’istantanea. “Non c’è più quella grazia fulminante, ma il soffio di qualcosa che verrà”.
Si stava preparando per lei un futuro di cui nulla poteva sapere – come nessuno di noi può. E proprio da quel soffio avrebbe preso forma anche la mia vita. Quanto mi manca la sua impazienza, la sua curiosità, l’attesa continua di sapere. Non c’era volta che al rientro non chiedesse com’era andata, nella segreta speranza di una rivelazione che la facesse sbalordire. Potesse sentirmi, sarei io a chiederle: allora, la festa di carnevale com’era?
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