Ho letto che è successo a Bologna, ma immagino succederà anche altrove: in un centro che raccoglie indumenti per i poveri hanno cominciato a rifiutare i pacchi, perché non riuscivano più a smaltire quelli già accettati. La descrizione del loro contenuto fa rabbrividire: abiti troppo leggeri, costumi da bagno, calzini bucati, camicie senza bottoni e giubbotti sintetici che si sbriciolano ai primi freddi. Roba che non scalda nessuno, impacchettata con cura per fingersi generosi.
Questa non è beneficenza, è uno sgombero-cantine camuffato da buona azione. Peraltro, molti di quei capi non sono neppure vecchi, sono soltanto passati di moda, nati per morire in fretta, cuciti per durare al massimo una stagione e qualche fotografia. Dettaglio contemporaneo che rischia di rendere grottesco anche un gesto di carità. Riaffiora prepotente dal passato il ricordo dei miei nonni che discutono riguardo a un certo cappotto che vorrebbero regalare agli anziani della casa di riposo, dove è già stata ospite la compianta zia Giulia.
Alla fine, giudicandolo troppo liso per venire ancora indossato, optano per un’offerta di denaro in una busta. Così si dovrebbe fare sempre. Se un abito non è adatto a tua sorella, non lo è nemmeno per uno sconosciuto, che sarà anche povero, ma non è mica cieco.
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