Il congiuntivo

Un bambino di dieci anni difende con ostinazione il congiuntivo, sempre più trascurato anche da chi dovrebbe custodire la ricchezza della lingua italiana
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November 8, 2026
Apprendo che in un paese quasi disabitato di un’isola lontana e forse esotica un bambino di dieci anni mostra un rispetto quasi sacro per il congiuntivo, sino al punto da riprendere con una certa solerzia i suoi genitori e le sue maestre, che non ne fanno quasi più uso. Il congiuntivo, si sa, ha lo stesso destino che ha il rinoceronte di Giava o il leopardo dell’Amur: quello d’una specie in via d’estinzione.
Potete immaginare quale trattamento gli riservino i compagni di scuola stupiti e insolentiti. Il prode bambino però non demorde: e continua a subire il fascino della lingua italiana, delle sue parole, di cui vuole sapere il preciso significato, e dalla sua grammatica, che onora come un giovane ricercatore di glottologia alla sua prima lezione.
Che sia già cominciato nelle scuole italiane quel vagheggiamento tipico delle società totalitarie, feroci e conformiste, tanto temute da Orwell e Huxley? Lo so ‒ morti Vittorio Sermonti e Piero Angela ‒ chi avrà mai più voglia di intraprendere una guerra per la salvaguardia, se non il ripristino, del congiuntivo? Non dico i politici ‒ polemica facile ‒ ma anche importanti baroni universitari lo disconoscono. Da anni, poi, è stato bandito persino dai tribunali. Il problema è serio: e non osiamo immaginare che vita aspetti quel bambino.

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