Fasciocomunismo

Nicola Bombacci, il comunista che scelse Mussolini e il fascismo
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November 6, 2026
Chissà perché nessuno si è mai accorto che il «fasciocomunismo» di Antonio Pennacchi deriva direttamente da Nicola Bombacci, corregionale e amico di gioventù di Benito Mussolini. Bombacci: chi era costui? Socialista della prima ora, al congresso di Livorno del gennaio 1921 aveva poi aderito al Partito comunista d’Italia.
Con l’ascesa di Mussolini, Bombacci si distinse presto per il suo «confusionismo», di cui fu perfetto esempio l’intervento alla Camera dei deputati sul trattato di commercio fra l’Unione Sovietica e l’Italia, ove auspicò con veemenza una convergenza politico-ideologica fra il comunismo russo e il fascismo italiano. Rimasto a lungo in ombra per l’ostilità dei gerarchi, Bombacci tornò in auge nei mesi di agonia del regime, quando si autorizzò come il principale ispiratore della Carta di Verona, ove si fissavano le fondamenta programmatiche del Partito fascista repubblicano e della Repubblica sociale italiana, ingenuamente convinto che fosse arrivata finalmente l’ora del ritorno del fascismo alle sue premesse collettiviste.
Accanto a Mussolini a Salò, del quale divenne consigliere, gli rimase fedele fino all’ultimo, incontrando ‒ lui, il meno implicato di tutti ‒ medesima sorte. Un vero arcitaliano: sempre dalla parte sbagliata però. Un facinoroso. Un puro.

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