La dolce vita di La Capria

Raffaele La Capria tra le ferite e l'incanto di un amore della Dolce Vita. Lo scrittore ci lascia il ritratto di un Paese e un'estetica che non torneranno più
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November 1, 2026
Raffaele La Capria è morto sereno a quasi cento anni circondato dall’amore dei suoi cari: la sua è stata una vita vissuta la vita con rara intensità. Chi volesse rendersene subito conto ne potrebbe avere veloce conferma in un librino intitolato Un amore al tempo della Dolce Vita, dove ridispone in altro ordine i tasselli d’una struggente storia d’amore, già narrata nel coevo L’estro quotidiano. Scrive La Capria: «È il racconto del contrastato amore di due miei amici Kiki e Giovanni “belli e dannati” che io ho cercato qui di far rivivere per non vederli scomparire nel nero abisso dove finiscono tutte le stelle che brillarono una volta». Ho detto struggente: perché Kiki e Giovanni, feriti dalla vita, sembravano nati per amarsi, ma anche per non saper godere di quell’amore, per avvelenarlo. La Capria scrive da sopravvissuto, con un piede nell’abisso, nell’imminenza di quella morte che gli ha sottratto, con gli amici, anche il tempo più dolce della sua vita. Ma struggente è anche la bellezza della foto che apre il librino e ritrae lui e lei. Bellissimi: come La Capria e sua moglie Ilaria Occhini, grande donna e grande attrice. Bellezza insostenibile: perché è anche quella, innanzi tutto morale, di un’Italia, d’un paesaggio, umano e geografico, ormai scomparsi per sempre.

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