Cani e tuttologi
Contro i luoghi comuni sui cani, le storie di Ettore, Andromaca e Nino raccontano animali capaci di sorprendere, tra caratteri imprevedibili e irresistibile vanità
Conosco un tale che dopo aver pubblicato un gialletto per un grande editore ha cominciato su Facebook un’attività di instancabile commentatore: si è fatto tuttologo, insomma. Scrive ogni giorno e, come quella rana della fiaba, ogni giorno si gonfia sempre di più rischiando di scoppiare. Ieri scriveva di cani: come quasi tutti coloro che non hanno accanto questo generoso animale si abbandonava a generici luoghi comuni. I cani -diceva più o meno- si accoppiano spesso e senza pudore dove gli capita e non reclamano fedeltà, proprio loro che ne sono il simbolo.
Mi piacerebbe fargli conoscere la coppia di bulldog di una mia vicina, dico Ettore e Andromaca, che, di accoppiarsi, proprio non ne vogliono sapere – altro che indifferenziati istinti bestiali –, rifiutandosi alla discendenza con grande dolore della loro padrona. E che dire di Nino, il labrador con cui convivo buona parte dell’anno: è così vanitoso che ci costringe a portarlo in luoghi molto affollati, parchi come centri commerciali. Sapete qual è la sua principale occupazione? Sedurre quanti più estranei possibile, per poi farsi dire quanto è bello e compiacersene. Mi piace rassicurare l’esordiente giallista: Nino coltiva una vanità così smisurata che la sua, di tronfio opinionista, è veramente un innocuo peccato da ragazzi.
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