Quanto più puoi
Un invito a riscoprire, attraverso i versi di Kavafis, il valore profondo della vita, sottraendola al frastuono dei social, alle convenzioni e alla superficialità dei rapporti quotidiani
Se volessi farvi un dono sontuoso, puramente spirituale, assolutamente gratuito, non imposto da alcuna particolare ragione (ricorrenza o compleanni), un dono che possa condurre il più possibile lontano dal rumore mediatico e dal frastuono dei Social, che ci avvelena e ci espropria di tutto, io non avrei dubbi: sceglierei il bellissimo Meridiano Poeti greci del Novecento curato da Nicola Crocetti e Filippomaria Pontani, i quali sono anche i traduttori dell’opera intera insieme al padre di Pontani, l’indimenticato Filippo Maria (scritto così: coi due nomi separati).
Proprio a contravveleno di tutti quei riti di massa, di quelle prestazioni obbligatorie e inutili (vacanze comprese), che ci aduggiano ogni giorno e ci distolgono dalle verità profonde della vita, vorrei offrire qui una delle poesie più belle del Novecento, Quanto più puoi, di Konstandinos P. Kavafis. La traduzione è di Filippo Maria: «Farla non puoi, la vita,/come vorresti? Almeno questo tenta/quanto più puoi: non la svilire troppo/nell’assiduo contatto della gente,/nell’assiduo gestire e nelle ciance.//Non la svilire a furia di recarla/così sovente in giro, e con l’esporla/alla dissennatezza quotidiana/di commerci e rapporti,/sin che divenga una straniera uggiosa».
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