«Profitto a scapito della salute»; ex Ilva, chiesti i domiciliari per tre ex amministratori

La Procura di Taranto ha chiesto i domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti. Sale l’attesa per la decisione della Cassazione sull’area a caldo, mentre le associazioni chiedono verifiche sui fumi degli impianti
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October 26, 2026
«Profitto a scapito della salute»; ex Ilva, chiesti i domiciliari per tre ex amministratori
L'ad di Arcelor Mittal Lucia Morselli nell'aula del tribunale di Milano dopo la firma dell'accordo con i commissari straordinari, 20 Dicembre 2019. ANSA/MATTEO BAZZI
C’è un fumo che torna a vedersi sopra Taranto mentre la città aspetta di sapere che cosa accadrà all’ex Ilva. Una scia scura, grigia, a tratti nera, che le associazioni hanno chiesto di verificare, domandando quali operazioni siano in corso e quali sostanze vengano immesse nell’aria. Il colore dei fumi non basta a stabilirne la pericolosità: servono controlli, misurazioni, dati. Ma quel fumo è tornato a essere la fotografia di una città sospesa. È in questo paesaggio che irrompe l’inchiesta della Procura di Taranto. E l’accusa che pesa sulla gestione dello stabilimento tra il 2019 e il 2024 tocca il nervo scoperto di una storia che Taranto conosce da decenni: secondo i pm, la ricerca del massimo profitto e della massima produzione sarebbe stata perseguita a discapito della tutela ambientale e della salute dei cittadini. È un’ipotesi accusatoria, che dovrà essere verificata nelle sedi giudiziarie. Ma la sua formulazione riporta al centro la domanda che accompagna da anni la città: quanto può costare l’acciaio quando il prezzo viene pagato anche da chi vive accanto alla fabbrica?
La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, già amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, per Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento, e per Francesco Astorri, responsabile Ispra della sezione dedicata alla valutazione e ai controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Per altre dieci persone sono state chieste misure interdittive. Gli indagati sono complessivamente 28, mentre sono cinque le società coinvolte. Otto persone, secondo l’impostazione accusatoria, rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Il gip Francesco Maccagnano dovrà ora valutare le richieste cautelari, dopo l’interrogatorio preventivo fissato per il 3 novembre.
Nel fascicolo della Procura c’è la contestazione di una gestione nella quale la produzione e il profitto avrebbero finito per prevalere sulla manutenzione degli impianti e sulla tutela di lavoratori e cittadini. Viene contestata, in particolare, una carente manutenzione che avrebbe provocato emissioni dannose. L’indagine riguarda anche le emissioni di anidride carbonica e la gestione delle quote Ets. Morselli era già stata raggiunta nel 2024 da un avviso di proroga delle indagini nate da un esposto sui picchi di benzene registrati nello stabilimento; nei mesi successivi erano arrivate perquisizioni e sequestri nell’ambito dell’indagine sulle quote di Co2 e gli avvisi di garanzia a dirigenti, consulenti e dipendenti.
La vicenda giudiziaria assume un significato che va oltre le singole responsabilità. Perché a Taranto la contrapposizione tra produzione e salute non appartiene soltanto alle carte di un’inchiesta. È una tensione che si è depositata negli anni nella memoria della città, nelle famiglie, nei quartieri più vicini al siderurgico, come ai Tamburi. Qui la fabbrica è stata lavoro e reddito, identità e promessa industriale. Ed è stata anche polvere, fumo, paura.
La città, dopo le mobilitazioni degli operai dei giorni scorsi, aspetta intanto la decisione delle Sezioni Unite civili della Cassazione sul provvedimento della Corte d’Appello di Milano che ha imposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo. L’udienza si è tenuta il 20 ottobre: Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno chiesto l’annullamento del provvedimento; i cittadini di Taranto costituiti nel giudizio ne hanno chiesto la conferma. Il governo ha autorizzato il mantenimento degli impianti in preriscaldo fino al 15 dicembre, in attesa della pronuncia della Suprema Corte nel caso di un possibile riavvio produttivo. Oggi, intanto, il dossier Ilva torna anche a Palazzo Chigi: l’esecutivo incontra i sindacati, mentre resta sullo sfondo la gara per il futuro dell’azienda. Entro l’8 novembre dovranno essere presentate le offerte vincolanti dei gruppi ancora in corsa, tra i quali Jindal e il gruppo di acciaieri italiani guidati da Federacciai.
In questo scenario tornano i nodi irrisolti sui fumi emessi dagli impianti. L’associazione Giustizia per Taranto ha chiesto come si spieghino le emissioni provenienti in questi giorni dal siderurgico. Onda del Futuro ha segnalato una scia visibile anche a chilometri di distanza, apparentemente proveniente dalla zona dell’Altoforno 2, e ha chiesto verifiche ambientali. Le associazioni chiedono di sapere quali operazioni siano in corso e quali inquinanti vengano eventualmente emessi. Servono dati: il futuro industriale resta da definire, quello ambientale non può più attendere. 

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